lunedì 26 gennaio 2015

DiCinema: la nuova Hollywood


DiCinema: JULIA ROBERTS

Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide 

Bellezza, ironia e  romanticismo, per uno dei volti che ha perpetuato la commedia classica del nuovo cinema americano, in Julia Roberts.   

Conciliare sensualità e ironia, senza destabilizzare i tempi della commedia romantica, passando dal drammatico al sentimentale, per essere celebrata nel firmamento Hollywoodiano, come autentica protagonista di stile. Julia Roberts è sinonimo di semplicità e buongusto, e non è poco, considerando quanto sia difficile poter emergere rispettando i clichè a cui si và incontro, mentre sei complice e rivale di altrettante bellezze che si contendono i favori e le patinate copertine glamour della mecca del cinema. Lei c’è riuscita, con il volto giusto e quel pizzico di fortuna che ci vuole (il fratello Eric, attore), proprio come il film che l’ha messa al centro dell’attenzione; Mystic pizza... “e che pizza!”, come direbbero in molti, visto che quell’ impasto di mozzarella e pomodoro proprio non l’ha mai abbandonata, sino a oggi, nel più maturo Mangia prega ama, strizzando l’occhio a quella ragazza di ventun anni, allora diretta da Donald Petrie, affiancata da un gruppo di promesse del cinema odierno, vedi Vincent D’Onofrio, coprotagonista in Scelta d’amore, diretto da Joel Schumacher, riuscito esempio di dramma sentimentale, nel tema (la storia d’amore di Hilary e Victor, ragazza del popolo lei, giovane rampollo malato di leucemia lui, Campbell Scott), nei tempi giusti e la personalità già dimostrata nel precedente Fiori d’acciaio, vera alcova di melodramma melenso e artificiale tutto al femminile, complici le iperattive Sally Field, Dolly Parton, Shirley McLaine, Daryl Hannah e Olympia Dukakis, nei richiami epocali di un Via col Vento ben architetttato. Ma l’icona di Julia Roberts è, e rimarrà per sempre, il celebrato disimpegno impacchettato da Garry Marshall, in Pretty Woman,  moderno restyling di Colazione da Tiffany di Blake Edwards, dove l’Edward in questione è un vero e proprio sex symbol siglato Richard Gere, orchestrato dal binomio Touchstone-Disney (indimenticabile la hit It must have been Love dei Roxette, nel monito di Moon river), con un sequel “sopra le righe” sempre devoluto dallo stesso regista e identica accoppiata di attori, nel Se scappi ti sposo. Prove di buon cinema, si dimostrano A letto con il nemico,  sobrio dramma psicologico alla Hitchcock firmato Joseph Ruben, al fianco di un riuscito Patrick Bergin e l’analogo Linea mortale, sempre diretto da Schumacher, nella macabra danza di un gruppetto di dottorandi in medicina (Kiefer Sutherland, allora compagno dell’attrice, Kevin Bacon, William Baldwin e Oliver Platt), con la pretesa di sondare l’inconscio nel trapasso della morte. Spielberg l’ha vestita da Campanellino, per la fatina più ambita di Hook, mentre i temi della commedia si susseguono con i vari Qualcosa di cui... sparlare, Nemiche amiche e Il matrimonio del mio miglior amico, privilegiando il migliore Notting hill d’annata diretto da Roger Michell, con Hugh Grant a sancire il lascito di vera commedia rosa. Incursione nell’Horror d’autore  nel Mary Really firmato Stephen Frears, sui tormenti della servile cameriera di un oscuro Jeckyll e Hyde, interpretato da John Malkovich, per arrivare all’Oscar per il ruolo dell’omonima Erin Brockovich – Forte come la verità, finto film denuncia sui generis, al servizio della sceneggiatura. Meriti che vengono meglio dispensati nel Mona Lisa Smile diretto da Mike Newell, riuscita rielaborazione dell’Attimo fuggente in chiave femminista, sui temi dell’emancipazione femminile degli anni 50, sulle spalle di un insegnante di Storia dell’arte di un College privato, dove spiccano le adeguatissime Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal e Kirsten Dunst. Considerando anche la parentesi voluta da Allen nel suo Tutti dicono I Love You,  Tom Hanks ha limato il tocco del regista nell’iperteso L’amore all’improvviso, abituati ormai ad una Julia Roberts che volentieri ammicca alla propria immagine “regalandosi” agli Spot pubblicitari in terra italiana (Lavazza ) e Lancòm, per ritornare adeguata protagonista di forte richiamo, nella versione di Biancaneve firmata Tarsem Singh, Specchio Specchio, in una inedita matrigna per la zuccherosa Bianca-Collins in salsa pop.

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attrice:    
                                                        
Scuola di pompieri (Firehouse), regia di J. Christian Ingvordsen (1987)
Femmine sfrenate (Satisfaction), regia di Joan Freeman (1988)
Mystic Pizza, regia di Donald Petrie (1988)
Legami di sangue (Blood Red), regia di Peter Masterson (1989)
Fiori d'acciaio (Steel Magnolias), regia di Herbert Ross (1989)
Pretty Woman, regia di Garry Marshall (1990)
Linea mortale (Flatliners), regia di Joel Schumacher (1990)
A letto con il nemico (Sleeping with the Enemy), regia di Joseph Ruben (1991)
Scelta d'amore - La storia di Hilary e Victor (Dying Young), regia di Joel Schumacher (1991)
Hook - Capitan Uncino (Hook), regia di Steven Spielberg (1991)
I protagonisti (The Players), regia di Robert Altman (1992) - Cameo (non accreditato)
Il rapporto Pelican (The Pelican Brief), regia di Alan J. Pakula (1993)
Inviati molto speciali (I Love Trouble), regia Charles Shyer (1994)
Prêt-à-Porter, regia di Robert Altman (1994)
Qualcosa di cui... sparlare (Something to Talk About), regia di Lasse Hallström (1995)
Mary Reilly, regia di Stephen Frears (1996)
Michael Collins, regia di Neil Jordan (1996)
Tutti dicono I Love You (Everyone Says I Love You), regia di Woody Allen (1996)
Il matrimonio del mio migliore amico (My Best Friend's Wedding), regia di P.J. Hogan (1997)
Ipotesi di complotto (Conspiracy Theory), regia di Richard Donner (1997)
Nemiche amiche (Stepmom), regia di Chris Columbus (1998)
Notting Hill, regia di Roger Michell (1999)
Se scappi ti sposo (Runaway Bride), regia di Garry Marshall (1999)
Erin Brockovich - Forte come la verità (Erin Brockovich), regia di Steven Soderbergh (2000)
The Mexican, regia di Gore Verbinski (2000)
I perfetti innamorati (America's Sweethearts), regia di Joe Roth (2001)
Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco (Ocean's Eleven), regia di Steven Soderbergh (2001)
Grand Champion, regia di Barry Tubb (2002)
Confessioni di una mente pericolosa (Confessions of a Dangerous Mind), regia di George Clooney (2002)
Full Frontal, regia di Steven Soderbergh (2002)
Mona Lisa Smile, regia di Mike Newell (2003)
Closer, regia di Mike Nichols (2004)
Ocean's Twelve, regia di Steven Soderbergh (2004)
La guerra di Charlie Wilson (Charlie Wilson's War) regia di Mike Nichols (2007)
Un segreto tra di noi (Fireflies In The Garden), regia di Dennis Lee (2008)
Duplicity, regia di Tony Gilroy (2009)
Appuntamento con l'amore (Valentine's Day), regia di Garry Marshall (2010)
Mangia prega ama (Eat Pray Love), regia di Ryan Murphy (2010)
L'amore all'improvviso - Larry Crowne (Larry Crowne), regia di Tom Hanks (2011)
Biancaneve (Mirror Mirror), regia di Tarsem Singh (2012)

Paolo Vannucci

mercoledì 7 gennaio 2015

EXODUS NEL NOME DI RIDLEY SCOTT


EXODUS - DEI E RE

Il decalogo biblico per eccellenza, nelle mani di un Ridley Scott che dispensa un Mosè nel volto di Christian Bale 

Rifacimento in grande stile di un classico dell’Antico Testamento affidato alle sorti della 20th Century Fox

Sono passati diciassette anni da quando la DreamWorks ha messo le mani su uno dei personaggi più carichi di fascino religioso che il cinema possa raccontare, e ne sà qualcosa il buon Charlton Heston che dopo la corsa con i carri di Ben Hur ha potuto aprire il Mar Rosso con tanto di tunica e bastone, sfidando quegli effetti speciali che costarono un Oscar a John Fulton. Un classico del cinema che ha ispirato Brenda Chapman, Steve Hickner e Simon Wells (Il Principe d’Egitto), raccogliendo un difficile testimone appartenuto a quel mostro sacro di Cecil B. De Mille, dove le caratterizzazioni dei personaggi non hanno mai conosciuto inflessione, partendo da un Yul Brynner fedelmente tramandato di generazione in generazione, per affiancarsi a quel monumentale Mosè che oggi viene affidato all’espressività di un provato attore che risponde al nome di Christian Bale. Tutto questo non poteva portare che il nome di un regista a cui Hollywood deve celebrazioni e fama. Il nome lo conoscono tutti, ed è proprio a Ridley Scott che oggi porgiamo l’ennesimo tributo di uno degli episodi sacri più benvoluti di sempre, in quel decalogo scritto con il dito di Dio, e assistito da un Mosè che è stato baciato recentemente da un nostrano Roberto Benigni in occasione dei suoi Dieci Comandamenti, ormai consacrato tra i grandi di sempre grazie all’elogio della Divina Commedia e della Costituzione Italiana, nella rilettura tipica dell’attore toscano. Se con Robin Hood il pegno dello sbarco in Normandia è diventato forte caratterizzazione di ottima regia, anche per la divisione del Mar Rosso dobbiamo coglierne il cameo, per non dimenticare quelle inossidabili piaghe d’Egitto che si deve subire Joel Edgerton nel ruolo di Ramses. Una produzione firmata dallo stesso regista con la Volcano films,  contando sui nomi di Sigourney Weaver (Tuya) e Ben Kingsley (Nun), John Turturro (Seti) e Aaron Paul (Giosuè), per immergersi in quella visione moderna di una storia eterna tramandata secondo il copione, con gli stessi ingredienti (il roveto ardente nella voce di Dio) e le aspettative di un pubblico sempre più esigente che si immola nuovamente all’esodo del popolo ebraico guidato da un ritrovato Mosè.        

Paolo Vannucci

venerdì 5 dicembre 2014

DIGINATALE PER SEMPRE?



DIGINATALE 2014

L’eterno dualismo natalizio campione d’incassi si ripete immutabile nel segno della Disney 

La coppia vincente delle feste natalizie si riconferma nel nome della computer grafica in 3D. 

Sono sempre puntalmente immancabili all’appuntamento. Nulla li può fermare, forti di quella formula vincente che si è confermata lo scorso anno con l’asso vincente di Frozen, capolavoro pigliatutto che ha deliziato grandi e piccini di ogni età, riconfermando una formula che non può conoscere nessuna perdita d’interesse. Sono i maghi della computer grafica, ormai la nuova generazione di un cartone animato che ha traghettato il disegno ad una nuova soglia di vivace protagonismo, senza nulla togliere a quei maghi del cartoon che hanno decretato il successo di autentici capolavori caratteristici del cinema anni ’60 tipicamente disneyani. Ormai sono diventati il nuovo pubblico 2.0, generazione di un futuro in corso che non si può fermare più. Possiamo rimpiangere gli araldi di un tempo? Forse continueremo a sognare con gli occhialini in 3D, un tempo accolti come fenomeno passeggero di un cinema sperimentale che poteva stupire di audace inventiva, invece oggi assolutamente obbligatori se non si vuole sembrare passati di moda. Computer che fanno sembrare incredibilmente tutto così autentico da non capire più il confine tra realtà e fantasia, abituati a interagire con quei personaggi che ci parlano realmente, che ci fanno vivere le emozioni di un cinema che ha trasformato i sogni in puro divertimento tangibile, reale e concreto. Le perle di questo Natale si chiamano Big Hero 6, diretto dalla coppia Don Hall e Chris Williams, e Paddington (perchè ci ricorda tanto Ted?) di Paul King. Tutto è miscelato con doti di veri campioni d’incassi, quando Wall-E può ancora sembrare un punto di riferimento per le nuove generazioni della Disney ormai Pixar (assorbendo addirittura la Marvel e la Lucas film), quando il fenomeno manga non può non fare scuola, trasformando in San Fransokyo l’epicentro di questo divertimento per ragazzini, ipertecnologici come il protagonista Hiro, che si vede affiancato a questo “morbidoso” pupazzone della robotica che ci ricorda più il Marshmallow marinaio di Ghostbusters che gli eroi sparamissili degli ufo robot anni ’70. Ma le sorti di questo successo annunciato non temono nessun pericolo, nemmeno per quel marchio di garanzia che risiede nell’orsetto in montgomery blu, affiancato alle seducenti forme di una Nicole Kidman che non farebbe dubitare nemmeno l’autore di questo orsetto giramondo, Michael Bond. Una uscita proprio il 25 dicembre, per farci sognare ancora una volta, senza pensare a chi sarà il vincitore di questa eterna sfida di un Natale fatto solo per essere assaporato in famiglia, e se la computergrafica ci può far sembrare tutto ancora così reale... benvenga questa formula 2.0. Ce lo garantiscono i nostri figli!       

Paolo Vannucci

martedì 2 dicembre 2014

CINENATALE 2014: gran finale da Hobbit!



CINENATALE 2014

La strenna natalizia di fine anno, con Peter Jackson a concludere una delle saghe più prolifiche di tutti i tempi 

Boldi ritorna al caro cinepanettone, mentre i pinguini di Madagascar allungano il passo per l’Hobbit di fine stagione. 

Immaginare un Natale senza Peter Jackson sembra terribilmente vuoto e senza senso, eppure dobbiamo rassegnarci inesorabilmente al gran finale di una delle saghe che ci ha accompagnato per ben 13 anni, da quando la prima trilogia dell’Anello è uscita sugli schermi, regalandoci i paesaggi di una Nuova Zelanda ormai consacrata alla Terra di Mezzo,  passando da Frodo a Bilbo per un passaggio di testimone che ha fruttato 5 miliardi di incassi, per non tralasciare i meriti di diciassette Oscar che fanno invidia all’unica trilogia analoga che risponde al nome di Star Wars. Ma le speranze dei fan risiedono nel Silmarillion, alcova di un prequel che sembra sfidare la vena persistente di un autore che nel nome di Tolkien ha saputo condensare mitologia e fantasy in quel culto letterario fagocitato dal cinema e oggi predestinato ad un serial televisivo. Staremo a vedere. Se l’attore Ian McKellen (Gandalf) era stato riconfermato allo scadere dei primi tre episodi, non possiamo recriminare nulla al nostrano Massimo Boldi, che ritorna al Cinepanettone più tradizionale aggiustando il partner in Gigi Proietti, nell’uscita di Ma tu di che segno sei?, mentre Christian De Sica gioca nel solito anticipo di novembre con il suo fortunato La Scuola più bella del mondo, accompagnato da Rocco Papaleo, Lello Arena e Miriam Leone. Se Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, in uscita il 17 dicembre, resta il piatto forte di queste strenne natalizie, il nostro cinema si affida al tanto atteso film di Gabriele Salvatores (senza dimenticarci del piatto forte riservato ad Aldo, Giovanni e Giacomo con il loro Il ricco, il povero e il maggiordomo), Il ragazzo invisibile  prodotto da Rai Cinema (Valeria Golino nel ruolo della madre e Fabrizio Bentivoglio tra i protagonisti), sui sapori dispensati da una Graphic novel che sà deliziare le prodezze di un adolescente che si scopre portatore di un dono che vuole utilizzare per rafforzare quella diversità che marca il margine della fantasia. Un esperimento riuscito del regista di Nirvana, per rafforzare quella vena direttiva che può ancora confermare e non deludere, anticipato da un'uscita a fumetti firmata dalla Panini che ha saputo accomodare le aspettative di un pubblico per ragazzi che può parlare anche agli adulti. Se l’animazione è sempre stata il piatto forte di ogni buon Natale in celluloide, con I Pinguini di Madagascar possiamo tranquillamente rafforzare le stressanti file per un biglietto che può ancora divertire, affidandoci ai quattro pinguini più sgangherati degli ultimi tempi, Skipper, Soldato, Kowalski e Rico, che con il solito rito dello spin off di successo hanno saputo eguagliare le aspettative analoghe dei simpatici ovetti gialli di Cattivissimo me, ormai saturi di quel potere che nei prodigi della televisione per ragazzi può ancora stupire di originalità. Accomodanti e contenti, ci possiamo immergere in queste festività cinematografiche senza rimpianti, sperando solo che papà Jackson abbia pronto un regalo speciale per il prossimo anno... o almeno per farci credere che questa magia delle feste non abbia mai fine. Buon Cinenatale a tutti!    
   
Paolo Vannucci

lunedì 10 novembre 2014

HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA

HUNGER GAMES PARTE TERZA  
Primo capitolo della terza parte di Hunger Games, con una Jennifer Lawrence in grande forma per il penultimo epilogo della saga di Suzanne Collins

Il ritorno di Katniss Everdeen nella fortunata trilogia degli Hunger Games.

Mentre nelle sale italiane spopolano le consuete uscite novembrine di un cinema italiano a cui piace anticipare le tradizionali strenne natalizie formato famiglia, e quest’anno tocca a Ficarra e Picone (Andiamo a quel Paese) per fiancheggiare l’assalto di Alessandro Genovesi con il suo altisonante Soap Opera (per non dimenticarci mai di Diego Abatantuono, Cristiana Capotondi e Fabio de Luigi tra gli eterni interpreti di una tradizione ormai a puntate), tutti sono in trepidante attesa per la prima parte dell’epilogo della saga fortunata (un miliardo e mezzo di dollari di incasso in tutto il mondo) dei giochi pericolosi creati dalla scrittrice Suzanne Collins, con il solito rituale affidato alla giovane Jennifer Lawrence, con il suo curriculum arricchito da tre nomination e un Oscar nonostante i suoi venticinque anni. Se la scomparsa di Philip Seymour Hoffman ad una settimana dalla fine delle riprese non ha colmato l’immenso vuoto lasciato ai colleghi e fan di tutto il mondo, per il cinico rituale di Hollywood affidato al monito “The show must go on” tutto rimane immutato, ricorrendo alle riprese in digitale per ritoccare le ultime scene di un secondo capitolo in uscita tra un anno (19 novembre 2015), mentre restiamo immancabilmente attaccati alle romantiche traversie di una Katniss devota all’emblematico Gale Hawthorne (Liam Hemsworth), sopravvissuto all’assedio del Distretto 12, mentre il terribile presidente Snow (Donald Sutherland) riesce ad annullare la volontà di Peeta Mellark (Josh Hutcherson) con un lavaggio del cervello che lo porterà a credere che la responsabile di tutto questo sfaldamento del sistema è la sua giovane compagna di un gioco che ora si vede costretta a tenere uniti i ribelli dei distretti sopravvissuti al tragico epilogo dell’ordine di Capitol City. Immutata ancora la partecipazione di Stanley Tucci e Woody Harrelson, mentre tocca a Julianne Moore convincere i fan della saga con la propria presenza nel ruolo del capo del Distretto 13, Alma Coin. I giochi sono fatti, rimettendoci nel proverbiale arco di una eroina che ha saputo trasportare in una nuova dimensione di sentimenti e adrenalina il pubblico di ogni età, avidi di azione ed effetti speciali che di certo non mancheranno di stupire, nel canto proverbiale dell’emblematica ghiandaia imitatrice. Buon Hunger Games a tutti!   

Paolo Vannucci

lunedì 20 ottobre 2014

IL RITORNO DEL VAMPIRO

DRACULA: Il ritorno del vampiro
Il culto del personaggio creato da Bram Stoker, nei canini affilati di Jonathan Rhys Meyers e Luke Evans

La recente produzione televisiva e cinematografica che ha riportato in vita il culto del celebre vampiro Dracula.

Se pensavamo che con Twilight il culto dei succhiasangue avesse imposto nuove regole, tanto da far sembrare obsoleta la parola vampiro, almeno ci dobbiamo ricredere solo in parte, visto con quanta meticolosità vengono affidate le recenti produzioni che hanno riportato a nuova vita le gesta del celebre conte creato dalla fantasia romantica di Bram Stoker. Dobbiamo dimenticarci le oscure spirali del terrore affidate a Max Schreck nel Nosferatu il vampiro diretto da F. W. Murnau e l’impomatato Bela Lugosi del Dracula di Tod Browning, anche se tutti si rifanno il ghigno con il malefico Cristopher Lee, gessato e crudele più che mai. Francis Ford Coppola ha avuto il merito di riportare sullo schermo la fedele rilettura dell’autentico romanzo Stokeriano, regalandoci un Gary Oldman all’altezza di un simile ruolo, ed è proprio da questa inedita veste grafica che la recente produzione televisiva prodotta dalla NBC e dallo stesso Jonathan Rhys Meyers (nei panni del celebre Vlad Tepes) si è affidata per introdurre le seducenti spoglie di un inedito Alexander Greyson, approdato nella Londra vittoriana del XIX secolo con l’apparente scopo di svelare la nuova scienza alla moderna civiltà del sapere, ostacolato sin da subito dagli esponenti dell’Ordine del Drago, la setta cristiana che precedentemente gli ha ucciso la giovane consorte Ilona (l’attrice Jessica de Gouw), ritrovata nelle grazie della studentessa di Medicina, Mina Murray, iniziata dall’accademico Abraham Van Helsing (Thomas Kretschmann), insolito collaboratore di Dracula per eliminare per sempre L’Ordine, accomunati dallo sterminio di entrambe le famiglie. Una produzione che ha il merito di dispensare sulfuree esalazioni di patinato terrore, senza distaccarsi mai di troppo dall’originale opera a cui è ispirata. Faccenda non tanto riuscita nella storica rivisitazione affidata al regista Gary Shore, dispensando il ruolo di Vlad III di Valacchia, conservando della oscura figura del vampiro tutte le ragioni per essere temuto dall’esercito turco, diventando quel malefico demone solo per proteggere la sua famiglia dagli orrori della guerra. Una insolita rilettura che cerca di venire ai patti con i suoi predecessori, affidando all’attore Luke Evans le sorti di tanto agoniato compiacimento, visto che lo rivedremo anche nei panni di Eric Draven nel prossimo remake de Il Corvo. Insomma, una autentica manciata di titoli che hanno il merito di elevare la figura sempre osannata del celebre Conte Dracula, seducente negli intrighi di potere affidati J.R.Meyers, cavalleresco negli scontri a ferro e fuoco di Dracula Untold, in sala il 30 ottobre, per essere sempre l’eterno vampiro assetato d’amore.


Paolo Vannucci

lunedì 8 settembre 2014

IL GIOVANE FAVOLOSO

ELIO GERMANO: Il Giovane Favoloso
Successo presentato alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, il film biopic sulla vita di Giacomo Leopardi,  nel volto di Elio Germano

Il regista Mario Martone dirige uno dei ritratti più intensi sulla vita del poeta ribelle e romantico di Recanati.

Indiscutibilmente uno dei poeti che ci ha accompagnato non solo nell’immaginario travagliato di quella moltitudine di studenti “piegati” sui libri di scuola, assaporando quella malinconia come un tributo sofferto nel nome dell’insegnamento che più ci tiene saldamente legati al valore dell’istruzione... quella colta e ribelle, proprio come quel triste scrittore che ci ha regalato L’Infinito, La quiete dopo la tempesta  e A Silvia, opere eterne nate dall’emotività provata di un giovane che si domandava egli stesso quale fosse la giusta calibratura del vivere. Quella giovinezza idealizzata nello studio come fuga in quei paradisi artificiali cullati dall’illuminismo, in quella figura autoritaria paterna (nel film interpretata da Massimo Popolizio) che ha forgiato il giovane Giacomo Leopardi (un bravissimo Elio Germano) nella propria biblioteca domestica, come un sofferto sodalizio di estasi e piacere, ricercando la propria ragione di esistere, in quell’amore infelice rappresentato da Fanny Targioni Tozzetti (l’attrice Anna Mouglalis), musa di quel “ciclo di Aspasia” scritto tra il 1831 eil 1835. I soggiorni in terra toscana e partenopea, dai quali ne scaturisce un ritratto tenuto sobrio e affaticato dalla stessa anima che brucia di ardente passione soffocata dal male di vivere, offuscando quella relazione di amicizia con lo stesso Antonio Ranieri (Michele Riondino), complice di quei passaggi quotidiani che intingono la vita in prosa dello scrittore marchigiano. Il potente lavoro sulla sceneggiatura di Ippolita di Majo riesce a dare valore all’autentica opera di Mario Martone, riversando su Elio quell’autenticità che tutti conserviamo dell’originale poeta Leopardi, quasi timorosi di soffocare l’anima di un pensatore che ha avuto il merito di insegnarci ad apprezzare i ritratti simbolisti della vita, quella pura e malinconica vestita di semplicità e ricamata dai versi di una mente che ha saputo elevare lo spirito immutato di intere generazioni.   
               
               

Paolo Vannucci