lunedì 26 maggio 2014

MALEFICA ANGELINA JOLIE

MALEFICENT: ANGELINA JOLIE
Il riadattamento dark della fiaba Disney, diretto da Robert Stromberg, con Angelina Jolie  nel ruolo da protagonista di Malefica, strega fantasy alla corte di Elle Fanning

Fantasy da Leggenda per la storia de “La bella addormentata”, attraverso gli occhi malefici di Angelina Jolie.   

Dark è la parola magica... e non c’è bisogno di dimenticarsi dell’originale cartoon Disney del 1959, tanta è la fedeltà con la quale Robert Stromberg è riuscito a caratterizzare una delle fiabe tanto care al regno delle principesse di zio Walt (complice dello scrittore Charles Perrault), maniacale nel riproporci i fatti legati alla giovanissima Aurora e del sortilegio perpetuato alle sue spalle per volere della temibile strega Malefica, ovvero nel suo mondo cupo capace di soggiogare un intero popolo alla corte del buon Re Stefano (Sharlto Copley), “colpevole” di non aver invitato un ospite tanto indesiderato al battesimo della piccola principessa (Vivienne Jolie-Pitt ad interpretarla all’età di cinque anni), prima di cadere vittima di quel sonno fatale per opera di un arcolaio e  del suo provvidenziale fuso. Se Biancaneve e il cacciatore aveva introdotto tante atmosfere reinterpretative per dare credibilità a dei personaggi legati all’immaginario fatto di disegni e colore, nessuno può obiettare nulla a quanta meticolosità è stata messa fede ai bozzetti originali per permettere alla Jolie di calarsi in un demoniaco personaggio (il solito rituale di compiacimento nei riguardi delle predilezioni del personaggio citato senza troppe divagazioni del caso, a suo dire il preferito sin da piccola) e tutto deve ricondurre al cartone animato originale, vedi il principe Filippo (Brenton Thwaites) sostenuto dalle tre fatine Fauna (Imelda Staunton), Flora (Lesley Manville) e Serenella (Juno Temple), fautrici del sonno proverbiale per mettere rimedio alla morte inflitta dalla triste megèra.  Per non distaccarsi da tanta originalità, la stessa fortunata sorte è toccata a Sam Riley, chiamato ad interpretare il cupo Corvo in vena di mutazioni, per un prodigio in computergrafica in uscita il 30 maggio nelle sale americane e posticipato per il 28 nell’uscita italiana. Se la giovanissima Elle Fanning ci ha messo tutta se stessa per avvicinarci sempre di più all’universo di streghe e draghi (sedicenne in tenera età, presa in prestito sulle forme di Audrey Hepburn),  noi sapremo accogliere tanto virtuosismo in punta di bacchetta... magica come da tradizione!
               
               

Paolo Vannucci

venerdì 23 maggio 2014

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: NICOLE KIDMAN
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

Vizi e virtù del glamour femminile, nel fascino di una delle attrici più rappresentative del nuovo cinema, nel talento di Nicole Kidman.  

Se femminilità vuol dire ammiccare felicemente a quella prerogativa che appartiene alla grazia  di chi sà essere donna e amante, compagna di vita e spregiudicatezza senza meriti, possiamo attingere senza inibizioni in quella alcova femminile di titoli che hanno celebrato la sensualità, senza danneggiare l’equazione “seduzione vuol dire emozione”, per aprire un autentico scrigno di perle rare che passano dal “classicismo” espresso da  The Angel wore red (La Sposa bella, accompagnata dal campanilismo di De Sica) all’Alta Società immersa nei vocalizzi di Bing Crosby e Grace Kelly, a cui la Kidman deve gran parte del meglio di essere attrice. Nicole Mary, australiana d’importazione (è nata a Honolulu, Hawaii) è uno dei simboli contemporanei di quel cinema caro a tutti, dal voyeurismo tenace di chi la preferisce negli esordi professionali caratterizzati in Da Morire di Gus Van Sant (la stessa attrice nel primo provino, sotto la tutela di Pat Wilson, per apparire nel proprio videoclip musicale) ai pacchetti da blockbuster commerciali per i più giovanissimi, e tra i  migliori preferiamo Giorni di Tuono (Tony Scott alla regia, con il marito Tom Cruise), Cuori Ribelli di Ron Howard e  il Bat Man Forever firmato Joel Schumacher. I cardini essenziali della propria filmografia rimangono il clichè elaborato dal noire Malice – il sospetto, diretto da Harold Becker, psicothriller sul dramma essenziale giocato nel triangolo celebrato dal giallo poliziesco, e il più sofisticato Ritratto di Signora, tratto dal romanzo di Henry James, orchestrato da una Jane Campion, abile regista precedentemente supportata da un analogo dramma  intimista d’epoca con Lezioni di Piano. Note di sentimentalismo che possono riportare in voga il melodramma in salsa commedia, con un My Life che abbraccia i tempi attuali, al fianco di Michael Keaton. Il cuore cinematografico di Stanley Kubrick batte con un capolavoro filmato in coppia con il marito Cruise, nel Eyes Wide Shut che ha fortificato la narrazione di un regista abile nel sublime preconfezionato, dove sesso e potere vengono analizzati in quella sottile linea psicologica che non turba visivamente l’immagine degli attori. Classe di attrice e abile cantante che vengono avvalorate e ufficialmente scoperte con il magnifico Moulin Rouge!, musical cinematografico che scandisce i tempi di un ottimo Luhrmann, replicando le prodezze del Romeo+Giulietta, trovando in Ewan McGregor un degno partner di altrettanta capacità canora. Preambolo al successivo Oscar ottenuto con The Hours, nella parte della scrittrice Virginia Woolf, attribuendole una caratterizzazione devota alla mimica necessaria alla psicologia del personaggio stesso, nel dramma relegato al pensiero della scrittrice, “Storie di donne che si accontentano di restare vive per gli altri, perchè al fondo di ogni vita rimangono le ore, una dopo l’altra”. Di spicco rimangono anche le parentesi fantasy, in un bellissimo kolossal per i più piccoli, La Bussola d’Oro, diretto da Chris Weitz e il rifacimento “soap” di Vita da Strega, nel monito della serie televisiva omonima. Tutto per riedificare la propria abilità, partecipando nel valzer di Nine, moderno restyling felliniano dedicato al cineasta italiano e nel celebrativo semi-biopic Australia, al fianco di un Hugh Jackman, oggi celebrato nel pluricandidato Les Misèrables, omaggio al musical da cineasti degni del cinema contemporaneo, nel nome di Tom Hooper. La stessa classe che l’ha scelta per il ruolo di Grace, omaggio alla diva e principessa Kelly, in quella favola triste che ha scritto le più belle pagine del cinema mondiale. 

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attrice:

Bush Christmas, regia di Henry Safran (1983)
La banda della BMX (BMX Bandits), regia di Brian Trenchard-Smith (1983)
Wills & Burke, regia di Graeme Clifford (1985)
Archer's Adventure, regia di Denny Lawrence - film TV (1985)
Windrider, regia di Vincent Monton (1986)
Nightmaster (Watch the Shadows Dance), regia di Mark Joffe (1987)
Un'australiana a Roma, regia di Sergio Martino - film TV (1987)
The Bit Part, regia di Brendan Maher (1987)
Emerald City, regia di Michael Jenkins (1988)
Ore 10: calma piatta (Dead Calm), regia di Phillip Noyce (1989)
Bangkok Hilton, regia di Ken Cameron - miniserie TV (1989)
Giorni di tuono (Days of Thunder), regia di Tony Scott (1990)
Flirting, regia di John Duigan (1991)
Billy Bathgate - A scuola di gangster (Billy Bathgate), regia di Robert Benton (1991)
Cuori ribelli (Far and Away), regia di Ron Howard (1992)
Malice - Il sospetto (Malice), regia di Harold Becker (1993)
My Life - Questa mia vita (My Life), regia di Bruce Joel Rubin (1993)
Da morire (To Die For), regia di Gus Van Sant (1995)
Batman Forever, regia di Joel Schumacher (1995)
Ritratto di signora (The Portrait of a Lady), regia di Jane Campion (1996)
The Peacemaker, regia di Mimi Leder (1997)
Amori & incantesimi (Practical Magic), regia di Griffin Dunne (1998)
Eyes Wide Shut, regia di Stanley Kubrick (1999)
Moulin Rouge!, regia di Baz Luhrmann (2001)
The Others, regia di Alejandro Amenábar (2001)
Birthday Girl, regia di Jez Butterworth (2001)
The Hours, regia di Stephen Daldry (2002)
Dogville, regia di Lars von Trier (2003)
La macchia umana (The Human Stain), regia di Robert Benton (2003)
Ritorno a Cold Mountain (Cold Mountain), regia di Anthony Minghella (2003)
La donna perfetta (The Stepford Wives), regia di Frank Oz (2004)
Birth - Io sono Sean (Birth), regia di Jonathan Glazer (2004)
The Interpreter, regia di Sydney Pollack (2005)
Vita da strega (Bewitched), regia di Nora Ephron (2005)
Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus (Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus), regia di Steven Shainberg (2006)
Happy Feet, regia di George Miller (2006) - voce
Invasion (The Invasion), regia di Oliver Hirschbiegel (2007)
Il matrimonio di mia sorella (Margot at the wedding), regia di Noah Baumbach (2007)
La bussola d'oro (The Golden Compass), regia di Chris Weitz (2007)
Australia, regia di Baz Luhrmann (2008)
Nine, regia di Rob Marshall (2009)
Rabbit Hole, regia di John Cameron Mitchell (2010)
Mia moglie per finta (Just Go with It), regia di Dennis Dugan (2011)
Trespass, regia di Joel Schumacher (2011)
Hemingway & Gellhorn, regia di Philip Kaufman - film TV (2012)
The Paperboy, regia di Lee Daniels (2012)
Stoker, regia di Park Chan-wook (2013)


Paolo Vannucci

lunedì 12 maggio 2014

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: JULIANNE MOORE
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

Protagonista d’eccezione del cinema internazionale  americano, il fascino e il talento di una valente attrice, nel volto di Julianne Moore.
  
Quando essere protagoniste diventa come svestire il femminismo dall’emancipazione femminile,  la comparsa dall’attrice, la precarietà dalla conferma.  Quando essere un nome nel palinsesto della macchina promozionale del cinema significa essere necessariamente artisti, nel nome del dramma e della commedia. Julianne Moore (3 dicembre 1960), emergente dalla gavetta off-Broadway con un passato da cameriera, nel nome di quel Mattatoio 5 che l’ha vista debuttare nel cinema (Slaughterhouse II, 1988), per proseguire con quella miscela di psico-thriller che non l’ha mai abbandonata, passando da La Mano sulla culla (dramma hitchcockiano raffinato, diretto da Curtis Hanson) alla commedia giovanile sui generis, vedi il delizioso Benny e Joon di Jeremiah S. Chechik (rilettura del celbre Psycho, riproposto  anche da Gus Van Sant), che l’ha vista “decollare”, rotta  planet Hollywood. Andrew Davis l’ ha voluta nel remake celebrativo della serie televisiva cult Il Fuggitivo, con un Harrison Ford placcato da un cocciuto Tommy Lee Jones, per partecipare al corale summit a episodi di Altman, America oggi, “segnalibro” di una decade che stava tracciando il nuovo linguaggio cinematografico, facendo emergere quella gradevole parentesi rosa nella riuscita commedia firmata Chris Columbus, Nine months – Imprevisti d’amore, partner d’eccezione Hugh Grant. James Ivory ha sezionato l’egocentrismo dell’artista nel simbolismo crittografato dal valore umano assoluto, nel biopic Surviving Picasso, con Anthony Hopkins nel ruolo del celebre pittore, per mettere il proprio nome anche nella potente trilogia iniziata da Spielberg, nel secondo episodio di Jurassic Park. Passaggi nella commedia d’autore firmata dai fratelli Coen nel Il Grande Lebowski, per sfiorare il genere, nello stesso dissacratorio prequel voluto da Ridley Scott, Hannibal (sviante riedizione delle origini del personaggio portato alla ribalta da J. Demme), per assestare la propria valenza d’attrice drammatica nei sapori intellettuali devoluti nei meriti di Wilde per la trasposizione cinematografica del classico diretto da Oliver Parker, Un Marito ideale (sempre del regista la recente edizione di Dorian Gray), per definire il pragmatismo espresso da Stephen Daldry con The Hours, con Nicole Kidman nel ruolo che l’è valso l’Oscar per Virginia Woolf. Ruoli che l’hanno identificata nel cinema riproposto da  A Single Man, nel dosato Colin Firth plasmato da Tom Ford, per annaffiare la sempreverde commedia nel Crazy, Stupid, Love, corale richiamo di facile presa, nella coppia di registi Glenn Ficarra e John Reqa e il recente The English Teacher di Craig Zisk.       

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attrice:

ISlaughterhouse II, regia di Michael R. Welton (1988)
I delitti del gatto nero (Tales from the Darkside: The Movie), regia di John Harrison (1990)
La pistola nella borsetta (The Gun in Betty Lou's Handbag), regia di Allan Moyle (1992)
La mano sulla culla (The Hand That Rocks the Cradle), regia di Curtis Hanson (1992)
Body of Evidence - Corpo del reato (Body of Evidence), regia di Uli Edel (1993)
Benny & Joon (Benny & Joon), regia di Jeremiah Chechick (1993)
Il fuggitivo (The Fugitive), regia di Andrew Davis (1993)
America oggi (Short Cuts), regia di Robert Altman (1993)
Vanya sulla 42esima strada (Vanya on 42nd Street), regia di Louis Malle (1994)
Un adorabile testardo (Roommates), regia di Peter Yates (1995)
Safe, regia di Todd Haynes (1995)
Nine Months - Imprevisti d'amore (Nine Months), regia di Chris Columbus (1995)
Assassins, regia di Richard Donner (1995)
Surviving Picasso - Sopravvivere a Picasso (Surviving Picasso), regia di James Ivory (1996)
Jurassic Park II - Il mondo perduto (The Lost World ), regia di Steven Spielberg (1997)
I segreti del cuore (The Myth of Fingerprints), regia di Bart Freundlich (1997)
Boogie Nights - L'altra Hollywood (Boogie Nights), regia di Paul Thomas Anderson (1997)
Il grande Lebowski (The Big Lebowski), regia di Ethan Coen e Joel Coen (1998)
Hellcab - Un inferno di taxi (Chicago Cab), regia di Mary Cybulski e John Tintori (1998)
Psycho, regia di Gus Van Sant (1998)
La fortuna di Cookie (Cookie's Fortune), regia di Robert Altman (1999)
Un marito ideale (An Ideal Husband), regia di Oliver Parker (1999)
La mappa del mondo (A Map of the World), regia di Scott Elliott (1999)
Fine di una storia (The End of the Affair), regia di Neil Jordan (1999)
Magnolia, regia di Paul Thomas Anderson (1999)
The Ladies Man, regia di Reginald Hudlin (2000)
Hannibal, regia di Ridley Scott (2001)
Evolution, regia di Ivan Reitman (2001)
World Traveler, regia di Bart Freundlich (2001)
The Shipping News - Ombre dal profondo (The Shipping News) regia di Lasse Hallstrom (2001)
Lontano dal Paradiso (Far from Heaven), regia di Todd Haynes (2002)
The Hours, regia di Stephen Daldry (2002)
Marie e Bruce - Finché divorzio non vi separi (Marie and Bruce), regia di Tom Cairns (2004)
Laws of Attraction - Matrimonio in appello (Laws of Attraction), regia di Peter Howitt (2004)
The Forgotten (The Forgotten), regia di Joseph Ruben (2004)
Uomini & donne - Tutti dovrebbero venire... almeno una volta! (Trust the Man), regia di Bart Freundlich (2005)
The Prize Winner of Defiance, Ohio, regia di Jane Anderson (2005)
Il colore del crimine (Freedomland), regia di Joe Roth (2006)
I figli degli uomini (Children of Men), regia di Alfonso Cuarón (2006)
Next, regia di Lee Tamahori (2007)
Io non sono qui (I'm Not There), regia di Todd Haynes (2007)
Savage Grace, regia di Tom Kalin (2007)
Blindness - Cecità (Blindness), regia di Fernando Meirelles (2008)
Eagle Eye, regia di D.J. Caruso (2008) - Voce - Non accreditata
The Private Lives of Pippa Lee, regia di Rebecca Miller (2009)
Chloe - Tra seduzione e inganno (Chloe), regia di Atom Egoyan (2009)
A Single Man, regia di Tom Ford (2009)
Shelter - Identità paranormali (Shelter), regia di Måns Mårlind e Björn Stein (2010)
I ragazzi stanno bene (The Kids Are All Right), regia di Lisa Cholodenko (2010)
Elektra Luxx - Lezioni di sesso, regia di Sebastian Gutierrez (2010)
Crazy, Stupid, Love, regia di Glenn Ficarra e John Requa (2011)
Being Flynn, regia di Paul Weitz (2012)
What Maisie Knew, regia di Scott McGehee e David Siegel (2012)
Carrie, regia di Kimberly Peirce (2013)
Don Jon's Addiction, regia di Joseph Gordon-Levitt (2013)
The English Teacher, regia di Craig Zisk (2013)


Paolo Vannucci

mercoledì 16 aprile 2014

E DIO FECE IL CINEMA SACRO: NOAH

RUSSELL CROWE: NOAH


Il protagonista biblico per eccellenza nell’apògrafo viaggio visivo del regista Darren Aronofsky, con un Rusell Crowe patriarcale e biblico come da tradizione

L’Antico Testamento secondo il regista che ha saputo coniugare originalità e tradizione, per un cinema che lascia ancora perplessi. 
  
Non ci sono mezze misure: o lo si ama al primo sguardo oppure si continua a riflettere su quanta verità possa essere stata concepita per farne addirittura un film, tra atei che ostentano le pecche storiche di un miracolo che è debole e fragile quanto la stessa vanità dell’uomo, autore di un manoscritto tanto prezioso quanto riletto e reinterpretato con dovizia e meticolosità. Ne sa qualcosa lo stesso regista Darren Aronfsky, non credente e pur allo stesso modo autore di un film dove ogni passaggio biblico è citato senza troppe divagazioni del caso, vedi lo stesso peccato originale propinato come un ripetitivo rituale che non soddisfa le aspettative di chi vuole sapere un pò di più dei procreatori della razza umana, tentati da un demonio che rilascia la stessa pelle che diventa il giuramento che si tramandano le generazioni di un malcapitato Noah che deve fare i conti anche con un Matusalemme della portata di Anthony Hopkins. Ma la scelta non è casuale e il buon Crowe sente ancora l’odore degli abiti dell’arciere investito da Scott nel guidare la propria famiglia sotto il peso dell’ingrato compito di redimere il genere umano punendolo con una delle catastrofi più abominevoli che il vangelo ci possa rammentare. La presenza femminile di Jennifer Connelly è austera, amorevole e matriarcale proprio come il ruolo di Emzara pretende di esserlo, accogliendo una giovanissima Emma Watson (divagazione inesistente del regista) per risalire a quella prova di fede a cui è costretto Noah nel rinnegare l’amore per i propri figli per salvare la purezza della nuova generazione post diluvio. Il tutto condito in quella salsa di cinema che sembra voglia coinvolgere più le generazioni di giovanissimi, come una nenia immortale che sembra aver preso in prestito dispute occasionali tra lo stesso Narnia e i meticolosi Autobot di Michel Bay, ma la forza della religione può risiedere in quella fede che di luce sia fatta per tornare ad essere quello spirito santo che in fondo ci ha dato la vita. Russell Crowe permettendo...
               
               

Paolo Vannucci

lunedì 24 marzo 2014

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCinema_ KEANU REEVES
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

  Belli e dannati, ma sempre nel nome del romanticismo. Uno degli attori  che ha plasmato il ruolo di sex symbol, nel talento di Keanu Reeves.  

Di volti che hanno raccolto i favori di un cinema che ha sempre somatizzato il talento a favore del fascino, non è difficile sprecare nomi, soprattutto quando è sempre più difficile considerare distinti entrambi gli aspetti.  Se si vuol sondare la voracità di chi, nel pieno del proprio divismo di attore, possa aver cercato di assorbire quanto di più labile eccesso di forma e stile si possa intepretare, ... bene la cerchia dei nomi diventa una ricercata sinstesi di recitazione. Keanu Reeves, canadese dal nome evocativo (dall’hawaiiano “brezza fresca di montagna”) è uno dei volti più rappresentativi di quel cinema che presta attenzione al campanilismo giovanile, fatto di glamour, azione, commedia e fantasy . Esordi sportivi come promessa dell’Hockey (portiere soprannominato the Wall, il muro) la scelta di sfondare nel cinema l’ha ereditata dalla madre, ballerina e costumista Patricia Taylor, omaggiando i propri natali sportivi nel film Spalle larghe, per passare al dramma della violenza giovanile in salsa dark ne I ragazzi del fiume , al fianco di Crispin Glover e Dannis Hopper . Sthephen Frears lo dirige ne Le Relazioni Pericolose , mentre Lawrence Kasdan lo assolda come sincopato Killer di un tragicomico Ti amerò sino ad ammazzarti ,  analogo ruolo di un divertente Parenti, amici e tanti guai . Primo successo della regista Katheryn Bigelow con il rifacimento di un Mercoledì da Leoni, nel Point Break al fianco dello stesso Gary Busey, agenti dell’F.B.I. a caccia di una banda di rapinatori di banche, eredi delle filosofie sulle tavole da surf. Consacrazione dei clichè nel Belli e Dannati di Gus Van Sant, al fianco di River Phoenix , per assorbire ruoli di letteraria levatura nel Dracula di Bram Stoker e nello shakespeariano Molto rumore per nulla di Kenneth Baranagh (diretto e intepretato).Seguono il capolavoro di Bernardo Bertolucci, Piccolo Buddha, per tuffarsi nell’adrenalina pura dei due capitoili di Speed , puro cinema da Blockbuster ma con la solita strizzatina al culto del genere. Di rilievo continuano ad essere il romantico Il profumo del mosto selvatico di Alfonso Arau, prima di imergersi nel successo della trilogia di Matrix, culto fantasy nell’apocalittica visione di un potere nei risvolti autolesionisti di una società. La commedia drammatica lo reclama nei successivi Sweet November e La casa sul lago del tempo, rispettivamete al fianco di Charlize Theron e Sandra Bullock, per sondare territori nefasti nei contendenti L’ Avvocato del Diavolo e Constantine, il primo al fianco di un mefistofelico Al Pacino nella peridizione della bramosia del potere. Una carriera di successi e protagonsimo su misura, laddove dramma e commedia non marcano mai il confine di un genere, basta che il fascino del romanticismo possa servire a perdurare nel nome del divo... vedi il riuscito Ronin, proprio come quella brezza che lo ha portato così lontano.  


Paolo Arfelli

martedì 25 febbraio 2014

DiCinema: la nuova Hollywood

DICINEMA: HAROLD RAMIS
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

Brillante autore dello star system hollywoodiano, l’omaggio a uno dei protagonisti della commedia americana nelle doti di Harold Ramis.
  
Quando essere protagonisti  vuol dire il nome dietro un volto che è l’emblema di quella commedia brillante che ha la portata di un grosso titolo per poter rimanere impressi nell’immaginario collettivo... e ad Harold Ramisi è bastato piazzare il suo nome in mezzo ai quegli scriteriati di Bill Murray e Dan Aykroyd, nel fagocitante contenitore post SNL che risponde al nome di Ghostbusters, complici le nebulizzanti ire paranormali degli spiritelli più disinfestati d’america, al tocco di Ivan Reitman per entrambi gli episodi, per passare poi dietro la macchina da presa nel divertentissimo Ricomincio da capo, nel dirigere proprio il comprimario Murray in una commedia brillante sulle traversie temporali di un cronista d’assalto.  Successo cinematografico battezzato in primis da National Lampoon’s Vacation , il caposaldo che lo ha visto mettere in luce le sue qualità di autore, sceneggiatore e regista per il grande schermo. Classe ’44, nato a Chicago da Ruth e Nathan Ramis, proprietari di un negozio di alimentari, la carriera artistica di Harold si mette in luce per le sue rappresentazioni al college, rispondendo alle rivisitazioni di Graucho Marx per passare poi a giornalista Freelancer prima di dedicare la sua vita a quel cinema che lo ha visto protagonista per ruoli di comprimaria importanza, vedi la riuscita incursione in Baby Boom, diretto da Charles Shyer e al fianco di Diane Keaton, per non tralasciare lo stesso Stripes (Un plotone di svitati), sempre di “papà” Reitman per essere regista di calibratura nei riusciti Mi sdoppio in quattro (complice Michael Keaton in vena di molteplici prodezze in computergrafica) e lo stesso Terapie e pallottole  e Un Boss sotto stress per le spassose traversie tragicomiche in salsa mafia comedy di un Robert De Niro che ironizza se stesso con una spalla di tutto rispetto in Billy Crystal. Venuto a mancare lo scorso 24 febbraio per una rara malattia infettiva, rimarrà per sempre uno dei caratteristi che hanno saputo dare vita a quel cinema che tanto ha dato al patrimonio in celluloide che nessuno riuscirà a scalfire... mai.

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attore:

Attore
•             Stripes - Un plotone di svitati (Stripes), regia di Ivan Reitman (1981) - anche sceneggiatura
•             Ghostbusters - Acchiappafantasmi (Ghostbusters), regia di Ivan Reitman (1984) - anche sceneggiatura
•             Baby Boom, regia di Charles Shyer (1987)
•             Il sentiero dei ricordi (Stealing Home), regia di Steven Kampmann e William Porter (1988)
•             Ghostbusters II, regia di Ivan Reitman (1989) - anche sceneggiatura
•             Ricomincio da capo (Groundhog Day) (1993) - anche regia e sceneggiatura
•             Airheads - Una band da lanciare (Airheads), regia di Michael Lehmann (1994)
•             Love Affair - Un grande amore (Love Affair), regia di Glenn Gordon Caron (1994)
•             Qualcosa è cambiato (As Good as It Gets), regia di James L. Brooks (1997)
•             Alta fedeltà (High Fidelity), regia di Stephen Frears (2000) - scene eliminate
•             Orange County, regia di Jake Kasdan (2002)
•             I'm with Lucy, regia di Jon Sherman (2002)
•             The Last Kiss, regia di Tony Goldwyn (2006)
•             Molto incinta (Knocked Up), regia di Judd Apatow (2007)
•             Walk Hard: La storia di Dewey Cox (Walk Hard: The Dewey Cox Story), regia di Jake Kasdan (2008)
•             Anno uno (Year One), regia di Harold Ramis (2009)

Regista
•             Palla da golf (Caddyshack) (1980)
•             National Lampoon's Vacation (1983)
•             Club Paradise (1986)
•             Ricomincio da capo (Groundhog Day) (1993) - anche sceneggiatura e produzione
•             Stuart salva la famiglia (Stuart Saves His Family) (1995)
•             Mi sdoppio in 4 (Multiplicity) (1996) - anche produzione
•             Terapia e pallottole (Analyze This) (1999)
•             Indiavolato (Bedazzled) (2000) - anche sceneggiatura e produzione
•             Un boss sotto stress (Analyze That) (2002)
•             The Ice Harvest (2005)
•             Atlanta (2007) (TV)
•             Anno uno (Year One) (2009)

Sceneggiatore
•             Animal House (National Lampoon's Animal House), regia di John Landis (1978)
•             Polpette (Meatballs), regia di Ivan Reitman (1979)
•             Palla da golf (Caddyshack) (1980) - anche regia
•             Stripes - Un plotone di svitati (Stripes), regia di Ivan Reitman (1981)
•             Ghostbusters - Acchiappafantasmi (Ghostbusters), regia di Ivan Reitman (1984)
•             A scuola con papà (Back to School), regia di Alan Metter (1986)
•             Club Paradise (1986) - anche regia
•             Pazzi da legare (Armed and Dangerous), regia di Mark L. Lester (1986)
•             Due palle in buca (Caddyshack II), regia di Allan Arkush (1988)
•             Ghostbusters II, regia di Ivan Reitman (1989)
•             Ricomincio da capo (Groundhog Day) (1993) - anche regia e produzione
•             Terapia e pallottole (Analyze This) (1999) - anche regia
•             Indiavolato (Bedazzled) (2000) - anche regia e produzione
•             Un boss sotto stress (Analyze That) (2002) - anche regia
•             Anno uno (Year One) (2009) - anche regia
               

Paolo Arfelli

lunedì 17 febbraio 2014

LA BELLA E LA BESTIA


VINCENT CASSEL & LèA SEYADOUX
Christopher Gans dirige Vincent Cassel, digitalmente Bestia nel restyling della più romantica favola europea celebrata dalla Disney

Motion capture e atmosfere “dark” prese in prestito dal cinema di Coppola, per una  delle favole più celebrative della letteratura europea,  nel remake francese de La Bella e la Bestia.


“Al cuor non si comanda”... così sembra aver pensato il regista Christopher Gans, audacemente responsabile di aver riproposto una delle favole più care all’immaginario fantasy di ogni età, nel romanticismo gotico di cui  ne è consapevole, reduce da Il patto dei Lupi  e il meno attinente Silent Hill, per aver voglia di immergere lo spettatore nella più classica delle fiabe per i facili palpiti di ogni palato intenditore, anche se la strizzata d’occhio al culto storico di Stoker rivisitato da Coppola non sembra distorcere il naso ai più esigenti, facendone virtù nei ricercati costumi cuciti addosso a un Vincent Cassel ormai abituato a simili prodezze in punta di piedi, visto che già Walt Disney ha saputo rigenerarne una delle prime versioni in computer grafica degne di attenzione, considerando che parliamo del ‘91 e di Motion capture non se ne sapeva praticamente nulla. Non possiamo di certo tralasciare il film d’animazione russo diretto da Lev Atamanov, siglato 1952, impastato di quella tradizione che ha saputo attingere nel folklore dal cui paniere si impastano proseliti di facili consensi, per passare da film minori che hanno avuto il merito di intercalare attese che hanno saputo accontentare il pubblico di ogni età, citando il remake diretto da Fielder Cook sul finire degli anni settanta, per un’attesa lunga circa un decennio che ha saputo arricchire il canestro delle delizie, almeno nel palinsesto televisivo made in USA, con un paio di interessanti produzioni che hanno elaborato l’immaginario degli sceneggiatori, attenti a miscelare messaggio e spirito d’improvvisazione. Cominciamo con la prima (entrambe prodotte dalla CBS), trasmessa dal 1987 al novanta, tecnicamente e stilisticamente una delle più fascinose trasposizioni del culto originale, trovando nella scelta degli interpreti la giusta alchimia interpretativa che ha saputo alimentare il fascino della fiaba originale. La storia di Catherine e Vincent, lei avvocato (Linda Hamilton) e lui bestia (Ron Perlman) padrone dei sotterranei cunicoli della metropolitana New York, dove il pregio della serie rimane proprio nella filosofica battaglia interiore tra il bene e il male, in quel popolo diviso tra lo spirito di conservazione puro e il consumismo che tutto fagocita senza lasciare respiro, confondendo i tratti di quell’amore che sublima lo spettatore proprio per l’essenza stessa da cui è concepito. Un uomo metà Leone, nel cuore e nell’istinto, capace di aiutare il prossimo sollevato dalla presenza di quell’amore corrisposto, carnalmente e spiritualmente. Stessa sorte tocca alla recente versione trasmessa dal 2012, figlia dei nostri tempi, in quelle dispute internazionali che fanno di necessità virtù, confondendo gli esperimenti scientifici con l’essenza stessa di quei conflitti etnici che sembrano non aver nulla di logica umanità. Di tono più “tiepido”, i momenti che vogliono saper sottolineare le atmosfere calde di un amore impossibile rimandano il sequel come continuazione ideale della precedente, ricalcandone i nomi con qualche variante nella sceneggiatura, passando da avvocato ad agente di polizia per la Bella Catherine (Kristin Kreuk), e da latente paladino sotterraneo a corpo speciale dell’arma per la Bestia Vincent (Jay Ryan). Tutto a favore di quell’odierna trasposizione che deve tutto al fascino originale del musical made in Disney, miscelando cartoon e quel pizzico di originalità affidata all’interpretazione di Cassel e la bella Lèa Seyadoux, per un amore che non conosce confini...


        Paolo Vannucci