venerdì 17 maggio 2019

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: BRADLEY COOPER
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Faccia da brava canaglia, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Bradley Cooper.
L'immedesimazione tra personaggio e attore, molte volte nasconde una verità molto differente da ciò che normalmente il pubblico può immaginare, in senso positivo… ovviamente. Bradley Cooper rappresenta quel talento genuino scaturito da una effimera intelligenza, capace di dispensare ruoli ambigui che trapelano quella genuinità che solo i grandi attori riescono ad avere. Di natali irlandesi e italiani, il giovane Bradley si diploma alla Actors Studio Drama School, per un battesimo artistico tipicamente televisivo, passando dalle prestazioni devolute in Sex and the City a Alias, per approdare al cinema con ruoli prestati quasi esclusivamente alla commedia. Si evidenziano titoli come 2 single a nozze (di David Dobkin) e A casa con i suoi, per continuare con un genere dissacratorio nei rituali devoluti in The Rocker – Il batterista nudo, a Yes man (di Peyton Reed). Ma il primo grande successo, sempre sul filone di un genere ormai calato su misura per l'attore, arriva con il primo episodio di Una notte da leoni (di Todd Phillips), a cui segue il felice remake di un classico televisivo in A-Team, diretto da Joe Carnahan, al fianco di Leam Neeson e nel ruolo di “Sberla”. Distaccandosi dalla commedia da botteghino, arriva l'atipico ruolo di un bipolare maniacale in Il lato positivo, per cominciare ad arridere alle felici tentazioni da Oscar con American Hustle – L'apparenza inganna, diretto da David O. Russell, che lo ridirige in Joy. Clint Eastwood lo immerge nel drammatico American Sniper (altro avvicinamento all'Oscar), per approdare ad una consacrazione canora al fianco di Lady Gaga, in A Star is Born, ottimo anche nei panni di regista, oltre che felice interprete. Un talento, quindi, di alte pretese, che sanno premiare una carriera ancora tutta da scrivere.
Paolo Vannucci



lunedì 8 aprile 2019

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: BEN AFFLECK
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Carisma volitivo e impegno, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Ben Affleck.
Diventare un'immagine di stile, destreggiandosi tra la commedia drammatica intrisa di messaggi e contenuti unita alla leggerezza ormai tipica degli script statunitensi, non è impresa facile e di poco conto. Ben Affleck, quella scommessa l'ha vinta… e con successo. Affiancato al fratello Casey, decisamente hanno onorato i meriti di una famiglia medio borghese. I primi passi nel mondo del cinema li muove con L'uomo dei sogni, comparsa al fianco di Kevin Costner. Suddivide poi il suo impegno tra la televisione (Buffy L'Ammazza Vampiri) e il cinema, con il distinto Generazione X, diretto da Kevin Smith. La prima grande consacrazione di attore e autore, arriva con Will Hunting Genio ribelle (diretto da Gus Van Sant), aggiudicandosi il primo Oscar per la migliore sceneggiatura. La carriera di Ben è un susseguirsi di felici successi commerciali, cominciando dal fortunato Armageddon Giudizio finale, apocalittico polpettone made in USA diretto da Michael Bay, a cui seguono Shakespeare in Love (di John Madden) e Dogma (sempre diretto da Kevn Smith). Di riuscito impatto, sempre diretto da Michael Bay, arriva la consacrazione di Pearl Harbor, ottimo mix di commedia drammatica e melodramma in puro stile hollywoodiano, a cui si uniscono Ipotesi di reato (di Roger Michell) e Al vertice della tensione (di Phil Alden Robinson). Il grande successo devoluto dalle saghe firmate dai Super eroi Marvel e DC, arriva con il pragmatico Daredevil, diretto da Mark Steven Johnson, a cui si affianca (qualche anno più tardi) il riuscito Batman v Superman: Dawn of Justice, miscelando echi di conflitti post terroristici all'anima del puro fumetto firmato Frank Miller. Da sottolineare, l'impegno intriso nel documentario Fahrenheit 9/11, a cui seguono pellicole di moderato successo, tra cui si evidenzia Hollywoodland, biopic dell'attore che per primo innalzò il mito dell'uomo d'acciaio in calzamaglia. Di spicco rimane The Company Men (diretto da John Wells), prima di approdare alla seconda consacrazione da Oscar (questa volta per il miglior film) con il succulento Argo. Il cammino firmato da regista, prosegue con il corposo La legge della notte, rivisitazione del genere “bulli e pupe” di ottima annata, per rinvigorire la parte del pipistrello mascherato con i riusciti successi di botteghino siglati Suicide Squad e Justice League. Decisamente un ottimo mix di scelte accurate e ben cucite addosso alle spalle di un attore che ha saputo calibrare talento e quel pizzico di fortuna che ha sempre arriso ai grandi di Hollywood.
Paolo Vannucci



lunedì 4 marzo 2019

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: RAMI MALEK
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Carisma enigmatico e impegno, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Rami Malek.
In un momento in cui il tema dell'immigrazione sembra destare interessi politici che oltrepassano il confine della ragione, quello che sembra innalzarsi come monito a quell'umanità che vuole solo premiare i meriti oltre il confine dettato dal colore della pelle, diventa la vittoria morale di chi si impegna a migliorare il mondo in cui viviamo, in tutti i campi possibili. Rami Malek, naturalizzato statunitense di nascita e di origini egiziane, ha saputo imporsi con determinazione e quel talento naturale che ti scruta come quei suoi occhi limpidi e penetranti. Diplomatosi all'Università di Evansville, il percorso artistico inizia con le prime comparsate televisive, prendendo parte a serie come Una Mamma per amica, The War at Home, Medium e 24. Ma il grande successo arriva con la consacrazione del personaggio Elliot Alderson, in Mr. Robot, aggiudicandosi un Premio Emmy per la migliore interpretazione. Il cinema lo inizia a corteggiare, iniziando con delle miti partecipazioni a felici blockbuster quali Una notte al Museo e l'ultimo capitolo della saga vampiresca di Twilight, Breaking Dawn. Ruoli marginali che però mettono in luce il carisma del giovane Malek, capace di passare dalla felice commedia firmata Tom Hanks in L'Amore all'improvviso – Larry Crowne, alle tinte adolescenziali di un genere adrenalinico firmato da Scott Waugh in Need for Speed. Ma il cinema d'impegno non tarda a riconoscerlo, prendendo parte a forti produzioni firmate dal grande regista Spike Lee per il suo Oldboy e, successivamente, per Il Sangue di Cristo. Ruoli che lo mettono sempre più in luce, amalgamando carattere e determinazione nell'espressività incisiva del proprio carisma di attore. La dimostrazione più forte arriva con il remake di Papillon firmato da Michael Noer, una delle svolte più radicali del cinema del giovane Rami, prima di arrivare al grande successo di un biopic che ha saputo non solo celebrare la grandezza di un gruppo musicale nel proprio leader, ma consolidare la validità di un attore carismatico capace di assorbire e ritrasmettere intatte le emozioni del pubblico. Un'interpretazione che ha saputo ridare un Freddie Mercury molto fedele all'originale, declamando quelle parole e musica che hanno scritto la storia del Rock firmato da un gruppo come i Queen. Tutto questo in Bohemian Rhapsody, diretto da un calibrato Bryan Singer, per un meritato Oscar alla miglior interpretazione maschile ad un Rami Malek che sta percorrendo il proprio cammino di stella in ascesa.
Paolo Vannucci



venerdì 25 gennaio 2019

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: TOPHER GRACE
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Volto mite e acqua e sapone del cinema, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Topher Grace.
Quando la timidezza riesce a conquistare il cuore delle ammiratrici, questo è indubbiamente il biglietto da visita di un attore che sta percorrendo il proprio cammino e la maturazione artistica con sobrietà e stile. Topher Grace, classe '78, deve la propria fortuna alla sit-com That '70s Show, che lo ha prepotentemente proiettato verso quel percorso cinematografico che lo ha sempre delineato come autentica promessa di quella commedia americana che lascia decisamente il segno. Iniziando dal battesimo firmato Steven Soderbergh, Traffic, la vera determinazione si consacra con il progetto delizioso diretto da Mike Newell, Mona Lisa Smile, affiancato alla protagonista Julia Roberts. Altro riuscito ruolo diventa In Good Company, confermando il proprio talento di attore mite ed equilibrato. Decisamente determinante appare la partecipazione nella trilogia diretta da Sam Raimi, dedicata a Spider Man, interpretando Venom nel terzo episodio. La commedia lo reclama, partecipando al tradizionale paniere di buoni sentimenti firmato da Garry Marshall, Appuntamento con l'amore. Altra incursione nel filone fantasy rappresenta il passo dedicato a Predators, per infittire la propria carriera in quei ruoli che lo hanno sempre delineato, passando da The Double a Big Wedding. Il progetto ambizioso di Christopher Nolan, Interstellar, sembra il compimento di quella notorietà acquisita, senza dover traumatizzare un pubblico che lo apprezza in ogni sua trasformazione di attore, consapevoli di un talento che non ha bisogno di passi eclatanti, ma solo di quella giusta moderazione per continuare ad immergere il proprio cliché. Ruoli acquisiti nei successivi American Ultra e Truth rimangono sempre quelle piacevoli conferme di un talento sapientemente gestito e calibrato. Rimangono incisive le incursioni offerte in Open Night di Jack Henry Robbins e il successivo War Machine, per approdare nelle sapiente mani di uno Spike Lee d'autore che lo ridipinge nel proprio Blakkklansman, confermando un percorso di attore tutto in ascesa.
Paolo Vannucci



lunedì 19 novembre 2018

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: WILLEM DAFOE
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Volto istrionico e volitivo del cinema, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Willem Dafoe.
Faccia tagliente ed enigmatica, che sembra scrutarti nel profondo, come per scongiurare quella negatività che molte volte ha trasudato nei personaggi che ha avuto maniera di interpretare. Così è fatto Willem Dafoe, uno degli attori che ha decisamente sondato una ampia cernita di caratteri per raccontare quelle storie che hanno impreziosito il “paniere” di Hollywood. Di natali provenienti dalla medio borghesia statunitense, ha iniziato a recitare durante l'università, arrivando a fondare una propria compagnia teatrale, la Wooster Group. Il debutto cinematografico arriva con le prime comparsate, passando da I Cancelli del Cielo di Michael Cimino a Miriam si sveglia a Mezzanotte, di Tony Scott. Ma il primo vero debutto da protagonista arriva con la favola rock diretta da Walter Hill, Strade di Fuoco, alcova adolescenziale a base di musica e corse notturne in roboanti motociclette da autentici bikers. Tutto questo per approdare alla vera consacrazione per mano di uno dei registi più autentici della coscienza americana, Oliver Stone, firmando il sergente Elias in Platoon. Ruolo che lo ha fatto diventare una delle promesse in prorompente ascesa. Tutto confermato dal ruolo offertogli da Martin Scorsese per il suo irriverente ed inedito Gesù in L'Ultima Tentazione di Cristo. Alan Parker lo reclama per il controverso Mississippi Burning, mentre Stone lo rivuole per l'ennesima denuncia morale nel suo Nato il Quattro Luglio, al fianco di Tom Cruise. Si susseguono una miriade di ruoli che sanciscono il successo di una star ormai consolidata, passando dalla pura azione firmata Jan De Bont con Speed 2, al cinema d'autore firmato da Brian Gilbert, Tom & Viv. Sam Raimi lo cerca per quel ruolo”antipatico” del cattivo Goblin, nella sua inedita trilogia di Spider-Man, ma sicuramente la propria capacità di plasmare i ruoli senza farsi assorbire dal personaggio, lo aiuta a dare sempre nuova linfa nelle continue caratterizzazioni con cui si propone. Questo si traduce in quel vortice offerto dalle interpretazioni inedite che investe in Nymphomaniac Vol. 1 e 2, diretto da Lars Von Trier, e i cardini interpretativi offerti dai recenti Assassinio sull'Orient Express e Seven Sisters. Tutto per impreziosire una carriera costruita sulle proprie indubbie capacità di sapersi reinventare, offrendo quella maschera che difficilmente passa inosservata, regalandosi una Coppa Volpi per il ruolo di Vincent Van Gogh, nel capolavoro diretto da Julian Schanbel, in At Eternity's Gate.

Paolo Vannucci

domenica 7 ottobre 2018

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: DANIEL CRAIG
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Volto volitivo e coriaceo del cinema, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Daniel Craig.
Un po' come è successo ai suoi predecessori, arruolati come agenti al servizio di Sua Maestà la regina britannica, scrollarsi di dosso un simile “marchio di fabbrica” può sembrare arduo e impegnativo. Ma quella scommessa Daniel Craig sembra essere riuscito a vincerla, soprattutto con se stesso. Di natali gallesi, riesce a superare il trauma del divorzio dei genitori applicandosi brillantemente negli studi e nello sport, anche se lascia volentieri una carriera di buon giocatore di rugby per dedicarsi al sacro fuoco della recitazione. Debutta in televisione con la serie Le avventure del giovane Indiana Jones, per approdare sul grande schermo a fianco di Morgan Freeman con La forza del singolo, diretto da John G. Avildsen. Seguono ruoli che riescono a metterlo in luce, in film del potenziale di Elizabeth e la trasposizione cinematografica del serial sulle avventure del giovane Indy diretto da Simon Wincer. Il battesimo del fuoco avviene con Lara Croft: Tomb Rider, diretto da Simon West, mentre Steven Spielberg lo vuole nel suo pretenzioso biopic di Munich. La chiamata per vestire i panni del più famoso agente segreto di Fleming avviene per mano di Martin Campbell, in Casino Royale, a cui seguono Invasion, di Oliver Hirschbiegel e James McTeigue, e La bussola d'Oro, film fantastico per ragazzi diretto da Chris Weitz. Il secondo appuntamento con James Bond arriva con Quantum of Solace, per rimanere sul genere tutto muscoli e azione con l'avveniristico Cowboys & Aliens, di Jon Favreau, accanto all'inossidabile Harrison Ford. Seconda avventura con Spielberg per le prodezze in motion graphic in Le avventure di Tin Tin-Il segreto dell'Unicorno, per impreziosire l'avventura firmata da David Fincher e il suo Millennium-Uomini che odiano le donne. Gli ultimi due capitoli di James Bond sono siglati Skyfall (per il cinquantenario della serie) e Spectre, deliziando pubblico e critica per tanta prestanza e puro british style. Non si lascia scappare l'occasione di impreziosire il cameo di J.J.Abrams con il suo Star Wars: il risveglio della Forza, per ributtarsi a capofitto nell'azione più sconsiderata siglando un inedito La truffa dei Logan, per mano di Steven Soderbergh. Niente male per uno dei simboli da macho, secondo solo al mito dell'inossidabile Steve mcQueen, da cui ha ereditato carisma e prestanza di stile. Una strada ancora costella di buoni auspici, per un ex agente segreto che non ha perso il vizio di stupire.
Paolo Vannucci



domenica 2 settembre 2018

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: COLIN FARRELL

Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Volto aspro e ribelle del cinema, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Colin Farrell.
Vestire i panni dell'antieroe non sempre riesce a destabilizzare una carriera costruita su ruoli d'impegno e di felice presa commerciale. Per Colin Farrell l'impresa sembra ben riuscita, visto il successo che ha caratterizzato una carriera di ottimo cinema da protagonista. Ultimogenito di quattro figli e di natali irlandesi, il giovane Farrel lascia gli studi in età precoce, per dedicarsi alla sua grande passione musicale, Infelice rimane il tentativo di diventare il cantante dei Boyzone, ripiegando la propria vena artistica nella recitazione, iscrivendosi alla Gaiety School af Acting. Il primo ruolo arriva con il film diretto da Michael Lindsay-Hogg, Frankie delle Stelle, a cui seguono Zona di Guerra (di Tim Roth) e Un perfetto Criminale. La vera consacrazione di un cinema di ampio respiro arriva con la chiamata di Steven Spielberg, con la partecipazione al cast di Minority Report, al fianco di Tom Cruise. Seguono buoni successi commerciali con In linea con l'assassino (di Joel Schumacher) e La regola del sospetto (di Roger Donladson). Il richiamo di cattivo di culto arriva con il ruolo di Bullseye, nella produzione siglata Marvel di Daredevil, a cui seguono S.W.A.T e il pretenzioso Alexander firmato da Oliver Stone. Per Colin Farrell la strada del successo è tutta in ascesa, passando dal felice remake di Miami Vice, firmato da Michale Mann, al ruolo cameo voluto da Terry Gilliam per Parnassus-L'uomo che voleva ingannare il diavolo. Felice remake con Total Recall firmato da Len Wiseman, per approdare alla commedia commerciale di grande effetto con Saving Mr, Banks di John Lee Hancock. Il fantasy sulla scia dei romanzi adolescenziali di culto lo vede protagonista nel Animali fantastici e dove trovarli (regia di David Yates), per approdare nelle felici mani di una sapiente Sofia Coppola che lo dirige nella propria reinterpretazione de L'inganno. Dunque una carriera sapientemente costruita sulla determinazione di un carattere che deve moltissimo a quell'ambiguità che non deturpa di certo oneri migliori, visto la recente regia di un Tim Burton che ha impreziosito i ruoli di Farrell con la propria riedizione di uno dei grandi classici Disneyani in salsa computer grafica, con Dumbo.
Paolo Vannucci