lunedì 19 novembre 2018

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: WILLEM DAFOE
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Volto istrionico e volitivo del cinema, il talento che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Willem Dafoe.
Faccia tagliente ed enigmatica, che sembra scrutarti nel profondo, come per scongiurare quella negatività che molte volte ha trasudato nei personaggi che ha avuto maniera di interpretare. Così è fatto Willem Dafoe, uno degli attori che ha decisamente sondato una ampia cernita di caratteri per raccontare quelle storie che hanno impreziosito il “paniere” di Hollywood. Di natali provenienti dalla medio borghesia statunitense, ha iniziato a recitare durante l'università, arrivando a fondare una propria compagnia teatrale, la Wooster Group. Il debutto cinematografico arriva con le prime comparsate, passando da I Cancelli del Cielo di Michael Cimino a Miriam si sveglia a Mezzanotte, di Tony Scott. Ma il primo vero debutto da protagonista arriva con la favola rock diretta da Walter Hill, Strade di Fuoco, alcova adolescenziale a base di musica e corse notturne in roboanti motociclette da autentici bikers. Tutto questo per approdare alla vera consacrazione per mano di uno dei registi più autentici della coscienza americana, Oliver Stone, firmando il sergente Elias in Platoon. Ruolo che lo ha fatto diventare una delle promesse in prorompente ascesa. Tutto confermato dal ruolo offertogli da Martin Scorsese per il suo irriverente ed inedito Gesù in L'Ultima Tentazione di Cristo. Alan Parker lo reclama per il controverso Mississippi Burning, mentre Stone lo rivuole per l'ennesima denuncia morale nel suo Nato il Quattro Luglio, al fianco di Tom Cruise. Si susseguono una miriade di ruoli che sanciscono il successo di una star ormai consolidata, passando dalla pura azione firmata Jan De Bont con Speed 2, al cinema d'autore firmato da Brian Gilbert, Tom & Viv. Sam Raimi lo cerca per quel ruolo”antipatico” del cattivo Goblin, nella sua inedita trilogia di Spider-Man, ma sicuramente la propria capacità di plasmare i ruoli senza farsi assorbire dal personaggio, lo aiuta a dare sempre nuova linfa nelle continue caratterizzazioni con cui si propone. Questo si traduce in quel vortice offerto dalle interpretazioni inedite che investe in Nymphomaniac Vol. 1 e 2, diretto da Lars Von Trier, e i cardini interpretativi offerti dai recenti Assassinio sull'Orient Express e Seven Sisters. Tutto per impreziosire una carriera costruita sulle proprie indubbie capacità di sapersi reinventare, offrendo quella maschera che difficilmente passa inosservata, regalandosi una Coppa Volpi per il ruolo di Vincent Van Gogh, nel capolavoro diretto da Julian Schanbel, in At Eternity's Gate.

Paolo Vannucci

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