giovedì 28 agosto 2014

CINEMA IN ROSA

CINEMA IN ROSA: Scarlett Johansson e Jessica Alba
Stagione cinematografica apripista al femminile con Scarlett Johansson e Jessica Alba a dominare le nuove entrate di Settembre

Ritorno vacanziero in grande stile con le pellicole di Sin City 2 e Lucy.

Appena terminata la stagione vacanziera con i grossi titoli di Agosto che hanno deliziato il palato dei cinefili più esigenti, e con Hercules di Brett Ratner tutti hanno potuto suddividere il cinema tradizionale in carne e ossa con l’animazione in computer grafica firmata DreamWorks di Dragon Trainer 2 fiancheggiato dal Planes 2 firmato Disney-Pixar, il ritorno nelle sale è, come di consueto, nel buon nome del Festival di Venezia, per quegli addetti ai lavori che si propinano titoli e attori da soppesare per l’autunno prossimo a venire. I blockbusters d’oltreoceano hanno già pronti una cospicua manciata di titoli, cominciando dal terzo episodio della saga creata, prodotta e interpretata da Silvester Stallone nel nome de I Mercenari 3,  solito ritornello infarcito di azione e botti a più non posso circondato dai soliti amici di sempre Arnold Schwarzenegger e Jason Statham, con la partecipazione di Antonio Banderas, Harrison Ford e Mel Gibson. Per i più piccini, ma con il benestare dei genitori con cui siamo cresciuti (era il finire degli anni settanta e la sigla era cantata da Katia Svizzero) tornano le avventure della piccola ape creata dallo scrittore tedesco Waldemar Bonsels e realizzate in computer grafica dal regista Alexs Stadermann, per un centenario in grande stile de L’Ape Maia – il film. lo stesso Michael Bay di Transformers 4 ci presenta il suo Tartarughe Ninja diretto da Jonathan Libesman e interpretato da Megan Fox nei panni di April O’Neil, la reporter che scova il fantomatico quartetto di tartarughe umanizzate che rispondono al nome di Raffaello (Alan Ritchson), Donatello (Jeremy Howard), Michelangelo (Noel Fisher) e Leonardo (Pete Ploszek), abili guerrieri ninja sostenuti dal sensei Splinter, ma nel cast figura anche una inedita Whoopi Goldberg. Il piatto forte è l’attesissimo sequel della graphic novel  creata e diretta per il grande schermo da Frank Miller Sin City – Una donna per cui uccidere, in coppia con Robert Rodriguez, in quel vortice in bianco e nero per cui gli è valso il Gran Premio Tecnico per la forma visiva a Cannes. Bianco e Nero intinti nel Giallo e Rosso per quella fotografia che ha immortalato la violenza grafica dei personaggi estremi che ne hanno decretato il successo, cominciando dal grande Mickey Rourke nei panni di Marv, comprimario di Josh Brolin che ha preso il posto di Clive Owen per il ruolo del detective Dwight McCarthy, suddiviso dalle due donne ammaliatrici interpretate da Eva Green  (Ava Lord) e Jessica Alba (Nancy Callahan), senza tralasciare il personaggio di Gail, nel latex borchiato nero di Rosario Dawson. Un vero alveare tinto di rosa, per un cinema al femminile che prosegue con la sua regina in Scarlett Johansson, duplice protagonista nelle pellicole Under the Skin (in uscita il 28 Agosto), diretto da Jonathan Glazer, fantasy movie in salsa sci-fi (ricorda molto L’invasione degli Ultracorpi), dove interpreta il ruolo di una aliena che seduce le sue vittime prima di sottrarne la pelle e (per proseguire) il drammatico Lucy di Luc Besson, nel personaggio scomodo di una ragazza che rimane vittima dello spaccio internazionale di droga, con l’unica colpa di avere in grembo una sostanza che, al suo schiudersi, la investirà di poteri prodigiosi. Insomma, un settembre di grande cinema che aspetta solo di essere visto... a nostro piacimento!    
               
               

Paolo Vannucci

domenica 17 agosto 2014

DiCinema: la nuova Hollywood


DiCinema: ROBIN WILLIAMS
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

Istrionismo e comicità d’autore per uno degli stand-up più talentuosi della commedia brillante di tutti i tempi, nel talento strabordante di Robin Williams.
  
Se alla parola comico dovessero dare un nome, di certo non esiterebbero in molti ad identificare la mimica ed il talento in uno dei volti più malleabili della commedia brillante americana, in quell’uragano senza inibizioni conosciuto come Robin Williams, classe ’51 in quel di John Belushi, grande amico e compagno di quella sorte che ha portato l’attore dei Blues Brothers a morire per propria mano per overdose, insieme sino a pochi istanti prima dell’insano gesto in compagnia di Robert De Niro e Jack Nicholson.  Di famiglia benestante, il padre dirigente della Ford Motors e la madre modella di origini francesi, il giovane Williams si mette in luce sin da giovanissimo per l’innato talento della recitazione che lo porta ad abbandonare gli studi in scienze politiche per abbracciare la famosa Juilliard School di New York, indirizzo recitazione drammatica. Di spiccato senso mimico, la fortuna dell’attore arriva con la partecipazione al serial Happy Days, nei panni dell’alieno Mork, spopolando per quel tormentone Na-no, Na-no nel celebre saluto di uno degli spin-off più fortunati della televisione statunitense siglata anni settanta-ottanta (Mork & Mindy, appunto). Baciato dal tocco di Altman per il suo coraggioso Popeye, il successo di Robin arriva per mano di Barry Levinson, nel suo rocambolesco Good Morning Vietnam, abile suite in cui lo si immerge in quel vortice di dialettica affidata all’improvvisazione tanto cara allo stesso Williams. Una veloce apparizione nel Barone di Munchausen di Gilliam, per arrivare al fortunato ruolo del professore Keating de L’Attimo fuggente, seconda candidatura dopo il Golden Globe vinto per il ruolo del deejay Adrian Cronauer. Penny Marshall lo delizia per la felice scelta di Risvegli, al fianco di Robert De Niro, mentre Terry Gilliam lo rivuole per l’ingombrante ruolo de La Leggenda del Re Pescatore, al fianco di Jeff Bridges. Siamo all’inizio degli anni novanta, periodo in cui la commedia lo reclama per la sua innata capacità di rivalutare un genere brillante che non conosce respiro, e Chris Columbus lo dirige nei fortunati Mrs DoubtFire, Nine Months e il riuscito L’uomo bicentenario, mentre per l’Oscar dobbiamo aspettare il coraggioso ruolo di Will Hunting, al fianco di un giovane Matt Damon nel ruolo del genio incompreso. Ruolo che lo consacra per mano della stessa Disney, proprio per Aladdin, abilmente doppiato da un Williams che improvvisa dialoghi a più non posso e che in Italia lo affidano nelle mani abili di un Proietti da intenditori. Ruoli di felice commedia che non eclissa la luce di un vero camaleonte del palcoscenico, insignito proprio per questo tra i 100 stand-up di tutti i tempi, rispolverato recentemente nei due episodi di Una notte al museo e nel drammatico August Rush di Kirsten Sheridan, prima di quella tragica scomparsa che lo ha eclissato a soli 63 anni, ma per rimanere per sempre una delle stelle più brillanti del firmamento mondiale.

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attore:

•             Il film più pazzo del mondo (Can I do 'Till I Need Glasses?), regia di I. Robert Levy (1977)
•             Popeye - Braccio di ferro (Popeye), regia di Robert Altman (1980)
•             Il mondo secondo Garp (The World According to Garp), regia di George Roy Hill (1982)
•             Come ti ammazzo un killer (The survivors), regia di Michael Ritchie (1983)
•             Mosca a New York (Moscow on the Hudson), regia di Paul Mazursky (1984)
•             Tempi migliori (The Best of Times), regia di Roger Spottiswoode (1986)
•             Club Paradise, regia di Harold Ramis (1986)
•             Good Morning, Vietnam, regia di Barry Levinson (1987)
•             Portrait of a White Marriage (1988)
•             Le avventure del barone di Münchausen (The Adventures of Baron Munchausen), regia di Terry Gilliam (1988)
•             L'attimo fuggente (Dead Poets Society), regia di Peter Weir (1989)
•             Cadillac man, Mister occasionissima (Cadillac Man), regia di Roger Donaldson (1990)
•             Risvegli (Awakenings), regia di Penny Marshall (1990)
•             L'altro delitto (Dead Again), regia di Kenneth Branagh (1991)
•             La leggenda del re pescatore (The Fisher King), regia di Terry Gilliam (1991)
•             Hook - Capitan Uncino (Hook), regia di Steven Spielberg (1991)
•             Shakes the Clown (1992) - cameo
•             Toys - Giocattoli (Toys), regia di Barry Levinson (1992)
•             Le cinque vite di Hector (Being Human), regia di Bill Forsyth (1993)
•             Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre (Mrs. Doubtfire), regia di Chris Columbus (1993)
•             Nine Months - Imprevisti d'amore (Nine Months), regia di Chris Columbus (1995)
•             A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar (To Wong Foo Thanks for Everything, Julie Newmar), regia di Beeban Kidron (1995) - cameo
•             Jumanji, regia di Joe Johnston (1995)
•             Piume di struzzo (The Birdcage), regia di Mike Nichols (1996)
•             Jack, regia di Francis Ford Coppola (1996)
•             L'agente segreto (The Secret Agent), regia di Christopher Hampton (1996)
•             Hamlet, regia di Kenneth Branagh (1996)
•             Due padri di troppo (Fathers' Day), regia di Ivan Reitman (1997)
•             Harry a pezzi (Deconstructing Harry), regia di Woody Allen (1997)
•             Flubber - Un professore tra le nuvole (Flubber), regia di Les Mayfield (1997)
•             Will Hunting - Genio ribelle (Good Will Hunting), regia di Gus Van Sant (1997)
•             Al di là dei sogni (What Dreams May Come), regia di Vincent Ward (1998)
•             Patch Adams, regia di Tom Shadyac (1998)
•             Jakob il bugiardo (Jakob the Liar), regia di Peter Kassovitz (1999)
•             L'uomo bicentenario (Bicentennial Man), regia di Chris Columbus (1999)
•             One Hour Photo, regia di Mark Romanek (2002)
•             Eliminate Smoochy (Death to Smoochy), regia di Danny DeVito (2002)
•             Insomnia, regia di Christopher Nolan (2002)
•             The Final Cut, regia di Omar Naim (2004)
•             House of D, regia di David Duchovny (2004)
•             Un amore sotto l'albero (Noel), regia di Chazz Palminteri (2004)
•             The Big White, regia di Mark Mylod (2005)
•             Vita da camper (RV), regia di Barry Sonnenfeld (2006)
•             Una voce nella notte (The Night Listener), regia di Patrick Stettner (2006)
•             Una notte al museo (Night at the Museum), regia di Shawn Levy (2006)
•             L'uomo dell'anno (Man of the Year), regia di Barry Levinson (2006)
•             La musica nel cuore - August Rush (August Rush), regia di Kirsten Sheridan (2007)
•             Licenza di matrimonio (License to Wed), regia di Ken Kwapis (2007)
•             Il papà migliore del mondo (World's Greatest Dad), regia di Bobcat Goldthwait (2009)
•             Una notte al museo 2 - La fuga, regia di Shawn Levy (2009)
•             Shrink, regia di Jonas Pate (2009)
•             Daddy Sitter (Old dogs), regia di Walt Becker (2009)
•             The Big Wedding, regia di Justin Zackham (2013)
•             The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca (The Butler), regia di Lee Daniels (2013)
•             The Face of Love, regia di Arie Posin (2013)


Paolo Vannucci

martedì 17 giugno 2014

CINESTATE: TRANSFORMERS 4 VS PLANES 2

CINESTATE: TRANSFORMERS 4 VS PLANES 2
Reboot  in computer grafica per le prodezze firmate Disney-Pixar e DreamWorks, sui cieli contesi da Planes 2  e Transformers 4, per una calda estate sotto l’ombrellone dei blockbusters

Animazione e adrenalina per un divertimento garantito da Michael Bay e Roberts Gannaway.

Per la stagione estiva 2014 sono stati accontentati tutti i vacanzieri affezionati alle sale “a tutti i costi”, a quelli che non cedono “basta che ci sia il refrigerio dei condizionatori” e i titoli di turno sono tra quelli che non dovrebbero deludere tante succulenti aspettative in salsa reboot. Cominciamo con il pigmalione Michael Bay che ha saputo sbalordire sino in fondo, portando a compimento il quarto episodio della saga dedicata al duello epico degli Autobot contro i Decepticon (Transformers I, II, III e IV), rimasterizzando l’impasto arruolando nuovi animatori per un progetto che porta l’inserimento dei Dinobot, nuova stirpe aliena dalle fattezze preistoriche dei cari estinti dinosauri. A prendere il posto del nostro Shia Labeouf (come per la prima fidanzata Megan Fox) è Mark Wahlberg, per non farci rimpiangere il buon Samuel “Sam” Witwicky con il nuovo ruolo di Cade Yeager, padre single con scarse ambizioni di progettista, per trovarsi a che fare con un ritrovato Optimus Prime che deve rifare il verso al primo episodio della saga, per essere tirato a lucido come lo stesso Bumblebee e l’inseparabile Chevrolet Camaro. Per completare tutto il cast (in uscita nelle sale italiane il 16 Luglio) non si può non nominare Stanley Tucci e Nicola Peltz (nel ruolo di Tessa Yeager, figlia di Cade), ad accompagnare la nuova stirpe di forme e meccaniche spronate da Grimlock, Dinobot che si trasforma in Tyrannosaurus Rex. Stessa sorte per il reboot prodotto in casa Disney-Pixar, dove un ingombrante John Lasseter cede il passo a Roberts Gannaway, per dirigere il secondo episodio delle vicende che vedono sempre protagonista l’impavido Dusty Crophopper, velivolo che si trova nella posizione di dover assecondare le proprie ambizioni di aereo da competizione per mettere a disposizione la propria audacia ed intraprendenza a servizio della squadra antincendio presso il Piston Peak National Park. Tutto, ovviamente, riconducibile allo stile che ha reso celebre l’originale Saetta McQueen del progenitore Cars, nell’uscita italiana per il 20 Agosto. Se abbiamo saputo apprezzare le traversie onomatopeiche delle macchine umanizzate ad arte, non c’è nulla da temere per questa avventura infarcita di computergrafica ad alta risoluzione, dell’elicottero Blade Ranger ed un gruppo di veicoli polverosi di fuoristrada chiamati Smokejumpers, per farci ricordare cosa vuol dire essere veri eroi... anche solo per un’estate.   
               
               

Paolo Vannucci

lunedì 26 maggio 2014

MALEFICA ANGELINA JOLIE

MALEFICENT: ANGELINA JOLIE
Il riadattamento dark della fiaba Disney, diretto da Robert Stromberg, con Angelina Jolie  nel ruolo da protagonista di Malefica, strega fantasy alla corte di Elle Fanning

Fantasy da Leggenda per la storia de “La bella addormentata”, attraverso gli occhi malefici di Angelina Jolie.   

Dark è la parola magica... e non c’è bisogno di dimenticarsi dell’originale cartoon Disney del 1959, tanta è la fedeltà con la quale Robert Stromberg è riuscito a caratterizzare una delle fiabe tanto care al regno delle principesse di zio Walt (complice dello scrittore Charles Perrault), maniacale nel riproporci i fatti legati alla giovanissima Aurora e del sortilegio perpetuato alle sue spalle per volere della temibile strega Malefica, ovvero nel suo mondo cupo capace di soggiogare un intero popolo alla corte del buon Re Stefano (Sharlto Copley), “colpevole” di non aver invitato un ospite tanto indesiderato al battesimo della piccola principessa (Vivienne Jolie-Pitt ad interpretarla all’età di cinque anni), prima di cadere vittima di quel sonno fatale per opera di un arcolaio e  del suo provvidenziale fuso. Se Biancaneve e il cacciatore aveva introdotto tante atmosfere reinterpretative per dare credibilità a dei personaggi legati all’immaginario fatto di disegni e colore, nessuno può obiettare nulla a quanta meticolosità è stata messa fede ai bozzetti originali per permettere alla Jolie di calarsi in un demoniaco personaggio (il solito rituale di compiacimento nei riguardi delle predilezioni del personaggio citato senza troppe divagazioni del caso, a suo dire il preferito sin da piccola) e tutto deve ricondurre al cartone animato originale, vedi il principe Filippo (Brenton Thwaites) sostenuto dalle tre fatine Fauna (Imelda Staunton), Flora (Lesley Manville) e Serenella (Juno Temple), fautrici del sonno proverbiale per mettere rimedio alla morte inflitta dalla triste megèra.  Per non distaccarsi da tanta originalità, la stessa fortunata sorte è toccata a Sam Riley, chiamato ad interpretare il cupo Corvo in vena di mutazioni, per un prodigio in computergrafica in uscita il 30 maggio nelle sale americane e posticipato per il 28 nell’uscita italiana. Se la giovanissima Elle Fanning ci ha messo tutta se stessa per avvicinarci sempre di più all’universo di streghe e draghi (sedicenne in tenera età, presa in prestito sulle forme di Audrey Hepburn),  noi sapremo accogliere tanto virtuosismo in punta di bacchetta... magica come da tradizione!
               
               

Paolo Vannucci

venerdì 23 maggio 2014

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: NICOLE KIDMAN
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

Vizi e virtù del glamour femminile, nel fascino di una delle attrici più rappresentative del nuovo cinema, nel talento di Nicole Kidman.  

Se femminilità vuol dire ammiccare felicemente a quella prerogativa che appartiene alla grazia  di chi sà essere donna e amante, compagna di vita e spregiudicatezza senza meriti, possiamo attingere senza inibizioni in quella alcova femminile di titoli che hanno celebrato la sensualità, senza danneggiare l’equazione “seduzione vuol dire emozione”, per aprire un autentico scrigno di perle rare che passano dal “classicismo” espresso da  The Angel wore red (La Sposa bella, accompagnata dal campanilismo di De Sica) all’Alta Società immersa nei vocalizzi di Bing Crosby e Grace Kelly, a cui la Kidman deve gran parte del meglio di essere attrice. Nicole Mary, australiana d’importazione (è nata a Honolulu, Hawaii) è uno dei simboli contemporanei di quel cinema caro a tutti, dal voyeurismo tenace di chi la preferisce negli esordi professionali caratterizzati in Da Morire di Gus Van Sant (la stessa attrice nel primo provino, sotto la tutela di Pat Wilson, per apparire nel proprio videoclip musicale) ai pacchetti da blockbuster commerciali per i più giovanissimi, e tra i  migliori preferiamo Giorni di Tuono (Tony Scott alla regia, con il marito Tom Cruise), Cuori Ribelli di Ron Howard e  il Bat Man Forever firmato Joel Schumacher. I cardini essenziali della propria filmografia rimangono il clichè elaborato dal noire Malice – il sospetto, diretto da Harold Becker, psicothriller sul dramma essenziale giocato nel triangolo celebrato dal giallo poliziesco, e il più sofisticato Ritratto di Signora, tratto dal romanzo di Henry James, orchestrato da una Jane Campion, abile regista precedentemente supportata da un analogo dramma  intimista d’epoca con Lezioni di Piano. Note di sentimentalismo che possono riportare in voga il melodramma in salsa commedia, con un My Life che abbraccia i tempi attuali, al fianco di Michael Keaton. Il cuore cinematografico di Stanley Kubrick batte con un capolavoro filmato in coppia con il marito Cruise, nel Eyes Wide Shut che ha fortificato la narrazione di un regista abile nel sublime preconfezionato, dove sesso e potere vengono analizzati in quella sottile linea psicologica che non turba visivamente l’immagine degli attori. Classe di attrice e abile cantante che vengono avvalorate e ufficialmente scoperte con il magnifico Moulin Rouge!, musical cinematografico che scandisce i tempi di un ottimo Luhrmann, replicando le prodezze del Romeo+Giulietta, trovando in Ewan McGregor un degno partner di altrettanta capacità canora. Preambolo al successivo Oscar ottenuto con The Hours, nella parte della scrittrice Virginia Woolf, attribuendole una caratterizzazione devota alla mimica necessaria alla psicologia del personaggio stesso, nel dramma relegato al pensiero della scrittrice, “Storie di donne che si accontentano di restare vive per gli altri, perchè al fondo di ogni vita rimangono le ore, una dopo l’altra”. Di spicco rimangono anche le parentesi fantasy, in un bellissimo kolossal per i più piccoli, La Bussola d’Oro, diretto da Chris Weitz e il rifacimento “soap” di Vita da Strega, nel monito della serie televisiva omonima. Tutto per riedificare la propria abilità, partecipando nel valzer di Nine, moderno restyling felliniano dedicato al cineasta italiano e nel celebrativo semi-biopic Australia, al fianco di un Hugh Jackman, oggi celebrato nel pluricandidato Les Misèrables, omaggio al musical da cineasti degni del cinema contemporaneo, nel nome di Tom Hooper. La stessa classe che l’ha scelta per il ruolo di Grace, omaggio alla diva e principessa Kelly, in quella favola triste che ha scritto le più belle pagine del cinema mondiale. 

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attrice:

Bush Christmas, regia di Henry Safran (1983)
La banda della BMX (BMX Bandits), regia di Brian Trenchard-Smith (1983)
Wills & Burke, regia di Graeme Clifford (1985)
Archer's Adventure, regia di Denny Lawrence - film TV (1985)
Windrider, regia di Vincent Monton (1986)
Nightmaster (Watch the Shadows Dance), regia di Mark Joffe (1987)
Un'australiana a Roma, regia di Sergio Martino - film TV (1987)
The Bit Part, regia di Brendan Maher (1987)
Emerald City, regia di Michael Jenkins (1988)
Ore 10: calma piatta (Dead Calm), regia di Phillip Noyce (1989)
Bangkok Hilton, regia di Ken Cameron - miniserie TV (1989)
Giorni di tuono (Days of Thunder), regia di Tony Scott (1990)
Flirting, regia di John Duigan (1991)
Billy Bathgate - A scuola di gangster (Billy Bathgate), regia di Robert Benton (1991)
Cuori ribelli (Far and Away), regia di Ron Howard (1992)
Malice - Il sospetto (Malice), regia di Harold Becker (1993)
My Life - Questa mia vita (My Life), regia di Bruce Joel Rubin (1993)
Da morire (To Die For), regia di Gus Van Sant (1995)
Batman Forever, regia di Joel Schumacher (1995)
Ritratto di signora (The Portrait of a Lady), regia di Jane Campion (1996)
The Peacemaker, regia di Mimi Leder (1997)
Amori & incantesimi (Practical Magic), regia di Griffin Dunne (1998)
Eyes Wide Shut, regia di Stanley Kubrick (1999)
Moulin Rouge!, regia di Baz Luhrmann (2001)
The Others, regia di Alejandro Amenábar (2001)
Birthday Girl, regia di Jez Butterworth (2001)
The Hours, regia di Stephen Daldry (2002)
Dogville, regia di Lars von Trier (2003)
La macchia umana (The Human Stain), regia di Robert Benton (2003)
Ritorno a Cold Mountain (Cold Mountain), regia di Anthony Minghella (2003)
La donna perfetta (The Stepford Wives), regia di Frank Oz (2004)
Birth - Io sono Sean (Birth), regia di Jonathan Glazer (2004)
The Interpreter, regia di Sydney Pollack (2005)
Vita da strega (Bewitched), regia di Nora Ephron (2005)
Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus (Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus), regia di Steven Shainberg (2006)
Happy Feet, regia di George Miller (2006) - voce
Invasion (The Invasion), regia di Oliver Hirschbiegel (2007)
Il matrimonio di mia sorella (Margot at the wedding), regia di Noah Baumbach (2007)
La bussola d'oro (The Golden Compass), regia di Chris Weitz (2007)
Australia, regia di Baz Luhrmann (2008)
Nine, regia di Rob Marshall (2009)
Rabbit Hole, regia di John Cameron Mitchell (2010)
Mia moglie per finta (Just Go with It), regia di Dennis Dugan (2011)
Trespass, regia di Joel Schumacher (2011)
Hemingway & Gellhorn, regia di Philip Kaufman - film TV (2012)
The Paperboy, regia di Lee Daniels (2012)
Stoker, regia di Park Chan-wook (2013)


Paolo Vannucci

lunedì 12 maggio 2014

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: JULIANNE MOORE
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

Protagonista d’eccezione del cinema internazionale  americano, il fascino e il talento di una valente attrice, nel volto di Julianne Moore.
  
Quando essere protagoniste diventa come svestire il femminismo dall’emancipazione femminile,  la comparsa dall’attrice, la precarietà dalla conferma.  Quando essere un nome nel palinsesto della macchina promozionale del cinema significa essere necessariamente artisti, nel nome del dramma e della commedia. Julianne Moore (3 dicembre 1960), emergente dalla gavetta off-Broadway con un passato da cameriera, nel nome di quel Mattatoio 5 che l’ha vista debuttare nel cinema (Slaughterhouse II, 1988), per proseguire con quella miscela di psico-thriller che non l’ha mai abbandonata, passando da La Mano sulla culla (dramma hitchcockiano raffinato, diretto da Curtis Hanson) alla commedia giovanile sui generis, vedi il delizioso Benny e Joon di Jeremiah S. Chechik (rilettura del celbre Psycho, riproposto  anche da Gus Van Sant), che l’ha vista “decollare”, rotta  planet Hollywood. Andrew Davis l’ ha voluta nel remake celebrativo della serie televisiva cult Il Fuggitivo, con un Harrison Ford placcato da un cocciuto Tommy Lee Jones, per partecipare al corale summit a episodi di Altman, America oggi, “segnalibro” di una decade che stava tracciando il nuovo linguaggio cinematografico, facendo emergere quella gradevole parentesi rosa nella riuscita commedia firmata Chris Columbus, Nine months – Imprevisti d’amore, partner d’eccezione Hugh Grant. James Ivory ha sezionato l’egocentrismo dell’artista nel simbolismo crittografato dal valore umano assoluto, nel biopic Surviving Picasso, con Anthony Hopkins nel ruolo del celebre pittore, per mettere il proprio nome anche nella potente trilogia iniziata da Spielberg, nel secondo episodio di Jurassic Park. Passaggi nella commedia d’autore firmata dai fratelli Coen nel Il Grande Lebowski, per sfiorare il genere, nello stesso dissacratorio prequel voluto da Ridley Scott, Hannibal (sviante riedizione delle origini del personaggio portato alla ribalta da J. Demme), per assestare la propria valenza d’attrice drammatica nei sapori intellettuali devoluti nei meriti di Wilde per la trasposizione cinematografica del classico diretto da Oliver Parker, Un Marito ideale (sempre del regista la recente edizione di Dorian Gray), per definire il pragmatismo espresso da Stephen Daldry con The Hours, con Nicole Kidman nel ruolo che l’è valso l’Oscar per Virginia Woolf. Ruoli che l’hanno identificata nel cinema riproposto da  A Single Man, nel dosato Colin Firth plasmato da Tom Ford, per annaffiare la sempreverde commedia nel Crazy, Stupid, Love, corale richiamo di facile presa, nella coppia di registi Glenn Ficarra e John Reqa e il recente The English Teacher di Craig Zisk.       

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attrice:

ISlaughterhouse II, regia di Michael R. Welton (1988)
I delitti del gatto nero (Tales from the Darkside: The Movie), regia di John Harrison (1990)
La pistola nella borsetta (The Gun in Betty Lou's Handbag), regia di Allan Moyle (1992)
La mano sulla culla (The Hand That Rocks the Cradle), regia di Curtis Hanson (1992)
Body of Evidence - Corpo del reato (Body of Evidence), regia di Uli Edel (1993)
Benny & Joon (Benny & Joon), regia di Jeremiah Chechick (1993)
Il fuggitivo (The Fugitive), regia di Andrew Davis (1993)
America oggi (Short Cuts), regia di Robert Altman (1993)
Vanya sulla 42esima strada (Vanya on 42nd Street), regia di Louis Malle (1994)
Un adorabile testardo (Roommates), regia di Peter Yates (1995)
Safe, regia di Todd Haynes (1995)
Nine Months - Imprevisti d'amore (Nine Months), regia di Chris Columbus (1995)
Assassins, regia di Richard Donner (1995)
Surviving Picasso - Sopravvivere a Picasso (Surviving Picasso), regia di James Ivory (1996)
Jurassic Park II - Il mondo perduto (The Lost World ), regia di Steven Spielberg (1997)
I segreti del cuore (The Myth of Fingerprints), regia di Bart Freundlich (1997)
Boogie Nights - L'altra Hollywood (Boogie Nights), regia di Paul Thomas Anderson (1997)
Il grande Lebowski (The Big Lebowski), regia di Ethan Coen e Joel Coen (1998)
Hellcab - Un inferno di taxi (Chicago Cab), regia di Mary Cybulski e John Tintori (1998)
Psycho, regia di Gus Van Sant (1998)
La fortuna di Cookie (Cookie's Fortune), regia di Robert Altman (1999)
Un marito ideale (An Ideal Husband), regia di Oliver Parker (1999)
La mappa del mondo (A Map of the World), regia di Scott Elliott (1999)
Fine di una storia (The End of the Affair), regia di Neil Jordan (1999)
Magnolia, regia di Paul Thomas Anderson (1999)
The Ladies Man, regia di Reginald Hudlin (2000)
Hannibal, regia di Ridley Scott (2001)
Evolution, regia di Ivan Reitman (2001)
World Traveler, regia di Bart Freundlich (2001)
The Shipping News - Ombre dal profondo (The Shipping News) regia di Lasse Hallstrom (2001)
Lontano dal Paradiso (Far from Heaven), regia di Todd Haynes (2002)
The Hours, regia di Stephen Daldry (2002)
Marie e Bruce - Finché divorzio non vi separi (Marie and Bruce), regia di Tom Cairns (2004)
Laws of Attraction - Matrimonio in appello (Laws of Attraction), regia di Peter Howitt (2004)
The Forgotten (The Forgotten), regia di Joseph Ruben (2004)
Uomini & donne - Tutti dovrebbero venire... almeno una volta! (Trust the Man), regia di Bart Freundlich (2005)
The Prize Winner of Defiance, Ohio, regia di Jane Anderson (2005)
Il colore del crimine (Freedomland), regia di Joe Roth (2006)
I figli degli uomini (Children of Men), regia di Alfonso Cuarón (2006)
Next, regia di Lee Tamahori (2007)
Io non sono qui (I'm Not There), regia di Todd Haynes (2007)
Savage Grace, regia di Tom Kalin (2007)
Blindness - Cecità (Blindness), regia di Fernando Meirelles (2008)
Eagle Eye, regia di D.J. Caruso (2008) - Voce - Non accreditata
The Private Lives of Pippa Lee, regia di Rebecca Miller (2009)
Chloe - Tra seduzione e inganno (Chloe), regia di Atom Egoyan (2009)
A Single Man, regia di Tom Ford (2009)
Shelter - Identità paranormali (Shelter), regia di Måns Mårlind e Björn Stein (2010)
I ragazzi stanno bene (The Kids Are All Right), regia di Lisa Cholodenko (2010)
Elektra Luxx - Lezioni di sesso, regia di Sebastian Gutierrez (2010)
Crazy, Stupid, Love, regia di Glenn Ficarra e John Requa (2011)
Being Flynn, regia di Paul Weitz (2012)
What Maisie Knew, regia di Scott McGehee e David Siegel (2012)
Carrie, regia di Kimberly Peirce (2013)
Don Jon's Addiction, regia di Joseph Gordon-Levitt (2013)
The English Teacher, regia di Craig Zisk (2013)


Paolo Vannucci

mercoledì 16 aprile 2014

E DIO FECE IL CINEMA SACRO: NOAH

RUSSELL CROWE: NOAH


Il protagonista biblico per eccellenza nell’apògrafo viaggio visivo del regista Darren Aronofsky, con un Rusell Crowe patriarcale e biblico come da tradizione

L’Antico Testamento secondo il regista che ha saputo coniugare originalità e tradizione, per un cinema che lascia ancora perplessi. 
  
Non ci sono mezze misure: o lo si ama al primo sguardo oppure si continua a riflettere su quanta verità possa essere stata concepita per farne addirittura un film, tra atei che ostentano le pecche storiche di un miracolo che è debole e fragile quanto la stessa vanità dell’uomo, autore di un manoscritto tanto prezioso quanto riletto e reinterpretato con dovizia e meticolosità. Ne sa qualcosa lo stesso regista Darren Aronfsky, non credente e pur allo stesso modo autore di un film dove ogni passaggio biblico è citato senza troppe divagazioni del caso, vedi lo stesso peccato originale propinato come un ripetitivo rituale che non soddisfa le aspettative di chi vuole sapere un pò di più dei procreatori della razza umana, tentati da un demonio che rilascia la stessa pelle che diventa il giuramento che si tramandano le generazioni di un malcapitato Noah che deve fare i conti anche con un Matusalemme della portata di Anthony Hopkins. Ma la scelta non è casuale e il buon Crowe sente ancora l’odore degli abiti dell’arciere investito da Scott nel guidare la propria famiglia sotto il peso dell’ingrato compito di redimere il genere umano punendolo con una delle catastrofi più abominevoli che il vangelo ci possa rammentare. La presenza femminile di Jennifer Connelly è austera, amorevole e matriarcale proprio come il ruolo di Emzara pretende di esserlo, accogliendo una giovanissima Emma Watson (divagazione inesistente del regista) per risalire a quella prova di fede a cui è costretto Noah nel rinnegare l’amore per i propri figli per salvare la purezza della nuova generazione post diluvio. Il tutto condito in quella salsa di cinema che sembra voglia coinvolgere più le generazioni di giovanissimi, come una nenia immortale che sembra aver preso in prestito dispute occasionali tra lo stesso Narnia e i meticolosi Autobot di Michel Bay, ma la forza della religione può risiedere in quella fede che di luce sia fatta per tornare ad essere quello spirito santo che in fondo ci ha dato la vita. Russell Crowe permettendo...
               
               

Paolo Vannucci