lunedì 9 febbraio 2015

87° Academy Awards 2015: LE NOMINATIONS della NOTTE DEGLI OSCAR



OSCAR 2015: le NOMINATION

La cerimonia celebrativa del cinema, nel monito sentito nei recenti avvenimenti della strage parigina alla redazione di CHARLIE HEBDO, con GRAND BUDAPEST HOTEL e BIRDMAN tra i favoriti   

Volti e nomi dell’87° Cerimonia della statuetta più prestigiosa del cinema. 
 
Un anno di Cinema in grande, dove sociale e immaginario si mescolano in quel valzer drammatico che diventa la realtà, con quei fatti di cronaca che tutti sono abituati ad osservare da lontano, ma che la propaganda mediatica non distoglie da quella gravità che diventa informazione... quella che si innalza a simbolo di una uguaglianza di pensiero che può assumere i toni sarcastici di quell’ironia che non si deve macchiare di antisemitismo. I fatti avvenuti il 7 Gennaio scorso ci hanno scosso nel profondo dell’anima, non solo per quel giornalismo che definisce la satira come veicolo trainante di una propaganda colta e giusta, ma proprio per farci capire che la drammaticità dell’attentato terroristico non può essere accettata come motivazione insita nelle proprie radici. Al Golden Globe tutti erano portavoce di quell’amara realtà, in quella frase immolata a voce comune e unanime... “Je Suis Charlie”, mentre il pensiero ricorreva alle torri gemelle dell’11 Settembre più brutto della storia americana e lo spettacolo deve continuare, proprio con quei nomi che ritornano ancora prepotenti e mai sazi di raccontare quelle storie che riescono sempre ad emozionare pubblico e crtitica, cominciando dal grande Clint Eastwood con il suo American Sniper, sei candidature compreso miglior film e miglior attore in Bradley Cooper, in competizione con il biopic dedicato a Martin Luther King (David Oyelowo) in Selma - La strada per la libertà. Soddisfatto sembra essere di certo il nostro Michael Keaton, in quel perfetto mix di autocitazione celato dal regista Alejandro G. Inàrritu nel proprio Birdman, dove la verità del supereroe si cela dietro quel mestiere di attore che sembra sempre di più la paura di quell’autodistruzione da evitare a tutti i costi. Grand Budapest Hotel ha affascinato per le nomination migliori per film, scenografia e costumi (tra le altre), mentre la musica sembra aver assoldato le parti più meritevoli nei meandri di quel musical oggi ancora prepotente, nel nome di Meryl Streep per Into the Woods (miglior attrice non protagonista), e Alexandre Desplat per la colonna sonora di Grand Budapest Hotel, senza sminuire il grande lavoro di Damien Chazelle nel suo Whiplash, con un ottimo J. K. Simmons a difendere la propria statuetta di miglior attore non protagonista, in lotta con il grande leone che risponde al nome di Robert Duvall per il suo The Judge in coppia con Robert Downey Jr. per quel cinema caro alle aule di tribunale. Le apocalittiche visioni spaziali di Interstellar hanno raccolto i consensi di miglior scenografia, effetti speciali e sonoro, mentre la magia del cartoon in digitale sembra sempre una disputa per quel film d’animazione che non vuole dimenticare i valori della tradizione, e la Disney sembra contendersi i favori del suo Big Hero 6 in lotta con Dragon Trainer 2 e Boxtrolls – Le scatole magiche. Per il miglior film straniero sembra un pacato ricordo l’irruenza irriverente della Grande Bellezza italiana, oggi assente per un cinema polacco in vena di prodigi per il pretenzioso Pawel Pawlikowski con il suo Ida, interpretato da Agata Trzebuchowska. Non ci resta che aspettare il verdetto autorevole di questa 87° edizione, patrocinata dall’attore Neil Patrick Harris, per farci ricordare che il cinema continuerà ad essere quella porta delle stelle che nessuno può far smettere di farci sognare... mai! 
     
Di seguito, tutte le nominations:

Miglior film

    American Sniper, regia di Clint Eastwood
    Birdman, regia di Alejandro González Iñárritu
    Boyhood, regia di Richard Linklater
    Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel), regia di Wes Anderson
    The Imitation Game, regia di Morten Tyldum
    Selma - La strada per la libertà (Selma), regia di Ava DuVernay
    La teoria del tutto (The Theory of Everything), regia di James Marsh
    Whiplash, regia di Damien Chazelle

Miglior regia

    Alejandro González Iñárritu - Birdman
    Richard Linklater - Boyhood
    Bennett Miller - Foxcatcher
    Wes Anderson - Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
    Morten Tyldum - The Imitation Game

Miglior attore protagonista

    Steve Carell - Foxcatcher
    Bradley Cooper - American Sniper
    Benedict Cumberbatch - The Imitation Game
    Michael Keaton - Birdman
    Eddie Redmayne - La teoria del tutto (The Theory of Everything)

Miglior attrice protagonista

    Marion Cotillard - Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit)
    Felicity Jones - La teoria del tutto (The Theory of Everything)
    Julianne Moore - Still Alice
    Rosamund Pike - L'amore bugiardo - Gone Girl (Gone Girl)
    Reese Witherspoon - Wild

Miglior attore non protagonista

    Robert Duvall - The Judge
    Ethan Hawke - Boyhood
    Edward Norton - Birdman
    Mark Ruffalo - Foxcatcher
    J. K. Simmons - Whiplash

Migliore attrice non protagonista

    Patricia Arquette - Boyhood
    Laura Dern - Wild
    Keira Knightley - The Imitation Game
    Emma Stone - Birdman
    Meryl Streep - Into the Woods

Migliore sceneggiatura originale

    Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo - Birdman
    Richard Linklater - Boyhood
    Dan Futterman e E. Max Frye - Foxcatcher
    Wes Anderson - Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
    Dan Gilroy - Lo sciacallo - Nightcrawler (Nightcrawler)

Migliore sceneggiatura non originale

    Jason Hall - American Sniper
    Graham Moore - The Imitation Game
    Paul Thomas Anderson - Vizio di forma (Inherent Vice)
    Anthony McCarten - La teoria del tutto (The Theory of Everything)
    Damien Chazelle - Whiplash

Miglior film straniero

    Ida, regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
    Mandariinid, regia di Zaza Urushadze (Estonia)
    Leviathan (Leviafan), regia di Andrej Petrovič Zvjagincev (Russia)
    Timbuktu, regia di Abderrahmane Sissako (Mauritania)
    Storie pazzesche (Relatos salvajes), regia di Damián Szifrón (Argentina)

Miglior film d'animazione

    Big Hero 6, regia di Don Hall e Chris Williams
    Boxtrolls - Le scatole magiche (The Boxtrolls), regia di Graham Annable e Anthony Stacchi
    Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2), regia di Dean DeBlois
    Song of the Sea, regia di Tomm Moore
    La storia della principessa splendente, regia di Isao Takahata


Paolo Vannucci

lunedì 26 gennaio 2015

DiCinema: la nuova Hollywood


DiCinema: JULIA ROBERTS

Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide 

Bellezza, ironia e  romanticismo, per uno dei volti che ha perpetuato la commedia classica del nuovo cinema americano, in Julia Roberts.   

Conciliare sensualità e ironia, senza destabilizzare i tempi della commedia romantica, passando dal drammatico al sentimentale, per essere celebrata nel firmamento Hollywoodiano, come autentica protagonista di stile. Julia Roberts è sinonimo di semplicità e buongusto, e non è poco, considerando quanto sia difficile poter emergere rispettando i clichè a cui si và incontro, mentre sei complice e rivale di altrettante bellezze che si contendono i favori e le patinate copertine glamour della mecca del cinema. Lei c’è riuscita, con il volto giusto e quel pizzico di fortuna che ci vuole (il fratello Eric, attore), proprio come il film che l’ha messa al centro dell’attenzione; Mystic pizza... “e che pizza!”, come direbbero in molti, visto che quell’ impasto di mozzarella e pomodoro proprio non l’ha mai abbandonata, sino a oggi, nel più maturo Mangia prega ama, strizzando l’occhio a quella ragazza di ventun anni, allora diretta da Donald Petrie, affiancata da un gruppo di promesse del cinema odierno, vedi Vincent D’Onofrio, coprotagonista in Scelta d’amore, diretto da Joel Schumacher, riuscito esempio di dramma sentimentale, nel tema (la storia d’amore di Hilary e Victor, ragazza del popolo lei, giovane rampollo malato di leucemia lui, Campbell Scott), nei tempi giusti e la personalità già dimostrata nel precedente Fiori d’acciaio, vera alcova di melodramma melenso e artificiale tutto al femminile, complici le iperattive Sally Field, Dolly Parton, Shirley McLaine, Daryl Hannah e Olympia Dukakis, nei richiami epocali di un Via col Vento ben architetttato. Ma l’icona di Julia Roberts è, e rimarrà per sempre, il celebrato disimpegno impacchettato da Garry Marshall, in Pretty Woman,  moderno restyling di Colazione da Tiffany di Blake Edwards, dove l’Edward in questione è un vero e proprio sex symbol siglato Richard Gere, orchestrato dal binomio Touchstone-Disney (indimenticabile la hit It must have been Love dei Roxette, nel monito di Moon river), con un sequel “sopra le righe” sempre devoluto dallo stesso regista e identica accoppiata di attori, nel Se scappi ti sposo. Prove di buon cinema, si dimostrano A letto con il nemico,  sobrio dramma psicologico alla Hitchcock firmato Joseph Ruben, al fianco di un riuscito Patrick Bergin e l’analogo Linea mortale, sempre diretto da Schumacher, nella macabra danza di un gruppetto di dottorandi in medicina (Kiefer Sutherland, allora compagno dell’attrice, Kevin Bacon, William Baldwin e Oliver Platt), con la pretesa di sondare l’inconscio nel trapasso della morte. Spielberg l’ha vestita da Campanellino, per la fatina più ambita di Hook, mentre i temi della commedia si susseguono con i vari Qualcosa di cui... sparlare, Nemiche amiche e Il matrimonio del mio miglior amico, privilegiando il migliore Notting hill d’annata diretto da Roger Michell, con Hugh Grant a sancire il lascito di vera commedia rosa. Incursione nell’Horror d’autore  nel Mary Really firmato Stephen Frears, sui tormenti della servile cameriera di un oscuro Jeckyll e Hyde, interpretato da John Malkovich, per arrivare all’Oscar per il ruolo dell’omonima Erin Brockovich – Forte come la verità, finto film denuncia sui generis, al servizio della sceneggiatura. Meriti che vengono meglio dispensati nel Mona Lisa Smile diretto da Mike Newell, riuscita rielaborazione dell’Attimo fuggente in chiave femminista, sui temi dell’emancipazione femminile degli anni 50, sulle spalle di un insegnante di Storia dell’arte di un College privato, dove spiccano le adeguatissime Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal e Kirsten Dunst. Considerando anche la parentesi voluta da Allen nel suo Tutti dicono I Love You,  Tom Hanks ha limato il tocco del regista nell’iperteso L’amore all’improvviso, abituati ormai ad una Julia Roberts che volentieri ammicca alla propria immagine “regalandosi” agli Spot pubblicitari in terra italiana (Lavazza ) e Lancòm, per ritornare adeguata protagonista di forte richiamo, nella versione di Biancaneve firmata Tarsem Singh, Specchio Specchio, in una inedita matrigna per la zuccherosa Bianca-Collins in salsa pop.

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attrice:    
                                                        
Scuola di pompieri (Firehouse), regia di J. Christian Ingvordsen (1987)
Femmine sfrenate (Satisfaction), regia di Joan Freeman (1988)
Mystic Pizza, regia di Donald Petrie (1988)
Legami di sangue (Blood Red), regia di Peter Masterson (1989)
Fiori d'acciaio (Steel Magnolias), regia di Herbert Ross (1989)
Pretty Woman, regia di Garry Marshall (1990)
Linea mortale (Flatliners), regia di Joel Schumacher (1990)
A letto con il nemico (Sleeping with the Enemy), regia di Joseph Ruben (1991)
Scelta d'amore - La storia di Hilary e Victor (Dying Young), regia di Joel Schumacher (1991)
Hook - Capitan Uncino (Hook), regia di Steven Spielberg (1991)
I protagonisti (The Players), regia di Robert Altman (1992) - Cameo (non accreditato)
Il rapporto Pelican (The Pelican Brief), regia di Alan J. Pakula (1993)
Inviati molto speciali (I Love Trouble), regia Charles Shyer (1994)
Prêt-à-Porter, regia di Robert Altman (1994)
Qualcosa di cui... sparlare (Something to Talk About), regia di Lasse Hallström (1995)
Mary Reilly, regia di Stephen Frears (1996)
Michael Collins, regia di Neil Jordan (1996)
Tutti dicono I Love You (Everyone Says I Love You), regia di Woody Allen (1996)
Il matrimonio del mio migliore amico (My Best Friend's Wedding), regia di P.J. Hogan (1997)
Ipotesi di complotto (Conspiracy Theory), regia di Richard Donner (1997)
Nemiche amiche (Stepmom), regia di Chris Columbus (1998)
Notting Hill, regia di Roger Michell (1999)
Se scappi ti sposo (Runaway Bride), regia di Garry Marshall (1999)
Erin Brockovich - Forte come la verità (Erin Brockovich), regia di Steven Soderbergh (2000)
The Mexican, regia di Gore Verbinski (2000)
I perfetti innamorati (America's Sweethearts), regia di Joe Roth (2001)
Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco (Ocean's Eleven), regia di Steven Soderbergh (2001)
Grand Champion, regia di Barry Tubb (2002)
Confessioni di una mente pericolosa (Confessions of a Dangerous Mind), regia di George Clooney (2002)
Full Frontal, regia di Steven Soderbergh (2002)
Mona Lisa Smile, regia di Mike Newell (2003)
Closer, regia di Mike Nichols (2004)
Ocean's Twelve, regia di Steven Soderbergh (2004)
La guerra di Charlie Wilson (Charlie Wilson's War) regia di Mike Nichols (2007)
Un segreto tra di noi (Fireflies In The Garden), regia di Dennis Lee (2008)
Duplicity, regia di Tony Gilroy (2009)
Appuntamento con l'amore (Valentine's Day), regia di Garry Marshall (2010)
Mangia prega ama (Eat Pray Love), regia di Ryan Murphy (2010)
L'amore all'improvviso - Larry Crowne (Larry Crowne), regia di Tom Hanks (2011)
Biancaneve (Mirror Mirror), regia di Tarsem Singh (2012)

Paolo Vannucci

mercoledì 7 gennaio 2015

EXODUS NEL NOME DI RIDLEY SCOTT


EXODUS - DEI E RE

Il decalogo biblico per eccellenza, nelle mani di un Ridley Scott che dispensa un Mosè nel volto di Christian Bale 

Rifacimento in grande stile di un classico dell’Antico Testamento affidato alle sorti della 20th Century Fox

Sono passati diciassette anni da quando la DreamWorks ha messo le mani su uno dei personaggi più carichi di fascino religioso che il cinema possa raccontare, e ne sà qualcosa il buon Charlton Heston che dopo la corsa con i carri di Ben Hur ha potuto aprire il Mar Rosso con tanto di tunica e bastone, sfidando quegli effetti speciali che costarono un Oscar a John Fulton. Un classico del cinema che ha ispirato Brenda Chapman, Steve Hickner e Simon Wells (Il Principe d’Egitto), raccogliendo un difficile testimone appartenuto a quel mostro sacro di Cecil B. De Mille, dove le caratterizzazioni dei personaggi non hanno mai conosciuto inflessione, partendo da un Yul Brynner fedelmente tramandato di generazione in generazione, per affiancarsi a quel monumentale Mosè che oggi viene affidato all’espressività di un provato attore che risponde al nome di Christian Bale. Tutto questo non poteva portare che il nome di un regista a cui Hollywood deve celebrazioni e fama. Il nome lo conoscono tutti, ed è proprio a Ridley Scott che oggi porgiamo l’ennesimo tributo di uno degli episodi sacri più benvoluti di sempre, in quel decalogo scritto con il dito di Dio, e assistito da un Mosè che è stato baciato recentemente da un nostrano Roberto Benigni in occasione dei suoi Dieci Comandamenti, ormai consacrato tra i grandi di sempre grazie all’elogio della Divina Commedia e della Costituzione Italiana, nella rilettura tipica dell’attore toscano. Se con Robin Hood il pegno dello sbarco in Normandia è diventato forte caratterizzazione di ottima regia, anche per la divisione del Mar Rosso dobbiamo coglierne il cameo, per non dimenticare quelle inossidabili piaghe d’Egitto che si deve subire Joel Edgerton nel ruolo di Ramses. Una produzione firmata dallo stesso regista con la Volcano films,  contando sui nomi di Sigourney Weaver (Tuya) e Ben Kingsley (Nun), John Turturro (Seti) e Aaron Paul (Giosuè), per immergersi in quella visione moderna di una storia eterna tramandata secondo il copione, con gli stessi ingredienti (il roveto ardente nella voce di Dio) e le aspettative di un pubblico sempre più esigente che si immola nuovamente all’esodo del popolo ebraico guidato da un ritrovato Mosè.        

Paolo Vannucci

venerdì 5 dicembre 2014

DIGINATALE PER SEMPRE?



DIGINATALE 2014

L’eterno dualismo natalizio campione d’incassi si ripete immutabile nel segno della Disney 

La coppia vincente delle feste natalizie si riconferma nel nome della computer grafica in 3D. 

Sono sempre puntalmente immancabili all’appuntamento. Nulla li può fermare, forti di quella formula vincente che si è confermata lo scorso anno con l’asso vincente di Frozen, capolavoro pigliatutto che ha deliziato grandi e piccini di ogni età, riconfermando una formula che non può conoscere nessuna perdita d’interesse. Sono i maghi della computer grafica, ormai la nuova generazione di un cartone animato che ha traghettato il disegno ad una nuova soglia di vivace protagonismo, senza nulla togliere a quei maghi del cartoon che hanno decretato il successo di autentici capolavori caratteristici del cinema anni ’60 tipicamente disneyani. Ormai sono diventati il nuovo pubblico 2.0, generazione di un futuro in corso che non si può fermare più. Possiamo rimpiangere gli araldi di un tempo? Forse continueremo a sognare con gli occhialini in 3D, un tempo accolti come fenomeno passeggero di un cinema sperimentale che poteva stupire di audace inventiva, invece oggi assolutamente obbligatori se non si vuole sembrare passati di moda. Computer che fanno sembrare incredibilmente tutto così autentico da non capire più il confine tra realtà e fantasia, abituati a interagire con quei personaggi che ci parlano realmente, che ci fanno vivere le emozioni di un cinema che ha trasformato i sogni in puro divertimento tangibile, reale e concreto. Le perle di questo Natale si chiamano Big Hero 6, diretto dalla coppia Don Hall e Chris Williams, e Paddington (perchè ci ricorda tanto Ted?) di Paul King. Tutto è miscelato con doti di veri campioni d’incassi, quando Wall-E può ancora sembrare un punto di riferimento per le nuove generazioni della Disney ormai Pixar (assorbendo addirittura la Marvel e la Lucas film), quando il fenomeno manga non può non fare scuola, trasformando in San Fransokyo l’epicentro di questo divertimento per ragazzini, ipertecnologici come il protagonista Hiro, che si vede affiancato a questo “morbidoso” pupazzone della robotica che ci ricorda più il Marshmallow marinaio di Ghostbusters che gli eroi sparamissili degli ufo robot anni ’70. Ma le sorti di questo successo annunciato non temono nessun pericolo, nemmeno per quel marchio di garanzia che risiede nell’orsetto in montgomery blu, affiancato alle seducenti forme di una Nicole Kidman che non farebbe dubitare nemmeno l’autore di questo orsetto giramondo, Michael Bond. Una uscita proprio il 25 dicembre, per farci sognare ancora una volta, senza pensare a chi sarà il vincitore di questa eterna sfida di un Natale fatto solo per essere assaporato in famiglia, e se la computergrafica ci può far sembrare tutto ancora così reale... benvenga questa formula 2.0. Ce lo garantiscono i nostri figli!       

Paolo Vannucci