lunedì 17 febbraio 2014

LA BELLA E LA BESTIA


VINCENT CASSEL & LèA SEYADOUX
Christopher Gans dirige Vincent Cassel, digitalmente Bestia nel restyling della più romantica favola europea celebrata dalla Disney

Motion capture e atmosfere “dark” prese in prestito dal cinema di Coppola, per una  delle favole più celebrative della letteratura europea,  nel remake francese de La Bella e la Bestia.


“Al cuor non si comanda”... così sembra aver pensato il regista Christopher Gans, audacemente responsabile di aver riproposto una delle favole più care all’immaginario fantasy di ogni età, nel romanticismo gotico di cui  ne è consapevole, reduce da Il patto dei Lupi  e il meno attinente Silent Hill, per aver voglia di immergere lo spettatore nella più classica delle fiabe per i facili palpiti di ogni palato intenditore, anche se la strizzata d’occhio al culto storico di Stoker rivisitato da Coppola non sembra distorcere il naso ai più esigenti, facendone virtù nei ricercati costumi cuciti addosso a un Vincent Cassel ormai abituato a simili prodezze in punta di piedi, visto che già Walt Disney ha saputo rigenerarne una delle prime versioni in computer grafica degne di attenzione, considerando che parliamo del ‘91 e di Motion capture non se ne sapeva praticamente nulla. Non possiamo di certo tralasciare il film d’animazione russo diretto da Lev Atamanov, siglato 1952, impastato di quella tradizione che ha saputo attingere nel folklore dal cui paniere si impastano proseliti di facili consensi, per passare da film minori che hanno avuto il merito di intercalare attese che hanno saputo accontentare il pubblico di ogni età, citando il remake diretto da Fielder Cook sul finire degli anni settanta, per un’attesa lunga circa un decennio che ha saputo arricchire il canestro delle delizie, almeno nel palinsesto televisivo made in USA, con un paio di interessanti produzioni che hanno elaborato l’immaginario degli sceneggiatori, attenti a miscelare messaggio e spirito d’improvvisazione. Cominciamo con la prima (entrambe prodotte dalla CBS), trasmessa dal 1987 al novanta, tecnicamente e stilisticamente una delle più fascinose trasposizioni del culto originale, trovando nella scelta degli interpreti la giusta alchimia interpretativa che ha saputo alimentare il fascino della fiaba originale. La storia di Catherine e Vincent, lei avvocato (Linda Hamilton) e lui bestia (Ron Perlman) padrone dei sotterranei cunicoli della metropolitana New York, dove il pregio della serie rimane proprio nella filosofica battaglia interiore tra il bene e il male, in quel popolo diviso tra lo spirito di conservazione puro e il consumismo che tutto fagocita senza lasciare respiro, confondendo i tratti di quell’amore che sublima lo spettatore proprio per l’essenza stessa da cui è concepito. Un uomo metà Leone, nel cuore e nell’istinto, capace di aiutare il prossimo sollevato dalla presenza di quell’amore corrisposto, carnalmente e spiritualmente. Stessa sorte tocca alla recente versione trasmessa dal 2012, figlia dei nostri tempi, in quelle dispute internazionali che fanno di necessità virtù, confondendo gli esperimenti scientifici con l’essenza stessa di quei conflitti etnici che sembrano non aver nulla di logica umanità. Di tono più “tiepido”, i momenti che vogliono saper sottolineare le atmosfere calde di un amore impossibile rimandano il sequel come continuazione ideale della precedente, ricalcandone i nomi con qualche variante nella sceneggiatura, passando da avvocato ad agente di polizia per la Bella Catherine (Kristin Kreuk), e da latente paladino sotterraneo a corpo speciale dell’arma per la Bestia Vincent (Jay Ryan). Tutto a favore di quell’odierna trasposizione che deve tutto al fascino originale del musical made in Disney, miscelando cartoon e quel pizzico di originalità affidata all’interpretazione di Cassel e la bella Lèa Seyadoux, per un amore che non conosce confini...


        Paolo Vannucci

lunedì 3 febbraio 2014

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCinema: PHILIP SEYMOUR HOFFMAN
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide


Drammaticità e commedia d’autore per uno dei grandi attori dell’ultima generazione, nell’omaggio dedicato alla recente scomparsa di Philip Seymour Hoffman.   

Quando la vita privata di un attore può essere comune a tanti dei grandi nomi di celebrità che uniscono il loro nome a quella sregolatezza che facilmente può diventare sinonimo di talentuoso talento. A Philip Seymour Hoffman (classe 1967) è bastata una carriera di primaria imposizione nell’ingombrante cerchia delle star hollywodiane, forgiato dalla sua voglia di calcare le scene di quel teatro che lo vede uscire dai corsi di arte drammatica con le sue prime partecipazioni a quel cinema indipendente che lo mette in rilievo per quel primo ruolo importante scelto proprio da Martin Brest per il suo fortunato Scent of a Woman, al fianco di Al Pacino, per concatenare una ricca serie di successi che non hanno mai smesso di mettere in rilievo quell’istintiva capacità di dare forma e vita a quel carattere di attore che identifica sempre l’originalità del personaggio, solo come i grandi attori hanno la fortuna di esserlo. Questo accade anche per il successivo Getaway diretto da Roger Donaldson, tanto per impreziosire un ennesimo remake comprimario di Alec Boldwin e Kim Basinger, per essere sempre individuato come il cardine essenziale per mettere in risalto i pregi di quella commedia che ha sempre distinto le scelte ricadute sull’attore, e Amarsi di Luis Mandoki arricchisce in meglio il cammino di Hoffman, al fianco di Meg Ryan e Andy Garcia. Consacrato ormai all’olimpo dello star system, il successo originale dell’attore arriva con l’inedito cocktail diretto dalla prolifera coppia stabilita dai fratelli Coen, nel caotico film feticcio Il Grande Lebowsky, fiera in celluloide nel monito generazionale tutto anni settanta, complice la stessa immedesimazione di un grande Jeff Bridges diretto in puro stile nichilista. Stessa sorte per gli ingombranti Patch Adams e Magnolia, sempre nel monito della commedia drammatica a cui sanno sempre di far riferimento, e con Tom Cruise arriva sino al terzo episodio di Mission Impossible, tanto per confermare la sua voglia di esserci sempre. Sidney Lumet lo sceglie per il non facile ruolo in Onora il padre e la madre, ma il riconoscimento più prestigioso tocca al film diretto da Bennett Miller, Truman Capote – A sangue freddo, che lo vede insignito della più alta onoreficenza come esponente del cinema mondiale, sia nell’Oscar conferitogli dall’Academy Awards e premiato dalla British Academy of Film and Television Arts. Ruoli di prim’odine confermati anche dai riusciti I Love Radio Rock di Richard Curtis e dall’originale drammaticità espressa dal cameo in grande stile de Il Dubbio, al fianco di una imponente Meryl Streep in vena di importanti candidature. Una vita privata che lo ha visto legato alla costumista Mimi O’Donnell, da cui ha avuto tre figli, per non offuscare quella fine prematura arrivata il 2 febbraio 2014, trovato senza vita e con un laccio emostatico e siringa ancora nel braccio, per quell’eroina che lo ha trascinato nell’abisso senza fine di una carriera che non poteva permettergli di sentirsi secondo a nessuno.

Di seguito, tutti i film interpretati dall’attore:

·                              Triple Bogey on a Par Five Hole, regia di Amos Poe (1991)
•             Szuler, regia di Adek Drabinski (1992)
•             My New Gun, regia di Stacy Cochran (1992)
•             Vendesi Miracolo (Leap of Faith), regia di Richard Pearce (1992)
•             Scent of a Woman - Profumo di donna (Scent of a Woman), regia di Martin Brest (1992)
•             Joey Breaker, regia di Steven Starr (1993)
•             My Boyfriend's Back, regia di Bob Balaban (1993)
•             Milionario per caso (Money for Nothing), regia di Ramón Menéndez (1993)
•             Getaway (The Getaway), regia di Roger Donaldson (1994)
•             The Yearling, regia di Rod Hardy (1994) - Film TV
•             Amarsi (When a Man Loves a Woman), regia di Luis Mandoki (1994)
•             La vita a modo mio (Nobody's Fool), regia di Robert Benton (1994)
•             The Fifteen Minute Hamlet, regia di Todd Louiso (1995)
•             Sydney (Hard Eight), regia di Paul Thomas Anderson (1996)
•             Twister, regia di Jan de Bont (1996)
•             Boogie Nights - L'altra Hollywood (Boogie Nights), regia di Paul Thomas Anderson (1997)
•             Culture, regia di Josh Gordon e Will Speck (1998) - Cortometraggio
•             Montana, regia di Jennifer Leitzes (1998)
•             Prossima fermata Wonderland (Next Stop Wonderland), regia di Brad Anderson (1998)
•             Il grande Lebowski (The Big Lebowski), regia di Joel Coen (1998)
•             Happiness - Felicità (Happiness), regia di Todd Solondz (1998)
•             Patch Adams, regia di Tom Shadyac (1998)
•             Flawless - Senza difetti, regia di Joel Schumacher (1999)
•             Magnolia, regia di Paul Thomas Anderson (1999)
•             Il talento di Mr. Ripley (The Talented Mr. Ripley), regia di Anthony Minghella (1999)
•             Hollywood, Vermont (State and Main), regia di David Mamet (2000)
•             Quasi famosi (Almost Famous), regia di Cameron Crowe (2000)
•             Love Liza, regia di Todd Louiso (2001)
•             Ubriaco d'amore (Punch-Drunk Love), regia di Paul Thomas Anderson (2002)
•             Red Dragon, regia di Brett Ratner (2002)
•             La 25ª ora (25th Hour), regia di Spike Lee (2002)
•             La doppia vita di Mahowny (Owning Mahowny), regia di Richard Kwietniowski (2003)
•             Ritorno a Cold Mountain (Cold Mountain), regia di Anthony Minghella (2003)
•             ...e alla fine arriva Polly (Along came Polly), regia di John Hamburg (2004)
•             Strangers with Candy, regia di Paul Dinello (2005)
•             Empire Falls - Le cascate del cuore (Empire Falls), regia di Fred Schepisi - miniserie TV (2005)
•             Truman Capote - A sangue freddo (Capote), regia di Bennett Miller (2005)
•             Mission: Impossible III, regia di J.J. Abrams (2006)
•             Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You're Dead), regia di Sidney Lumet (2007)
•             La famiglia Savage (The Savages), regia di Tamara Jenkins (2007)
•             La guerra di Charlie Wilson (Charlie Wilson's War), regia di Mike Nichols (2007)
•             Synecdoche, New York, regia di Charlie Kaufman (2008)
•             Il dubbio (Doubt), regia di John Patrick Shanley (2008)
•             Mary and Max, regia di Adam Elliot (2009) - Voce
•             I Love Radio Rock (The Boat That Rocked), regia di Richard Curtis (2009)
•             Il primo dei bugiardi (The Invention of Lying), regia di Ricky Gervais (2009) - Cameo
•             Jack Goes Boating, regia di Philip Seymour Hoffman (2010)
•             Le idi di marzo (The Ides of March), regia di George Clooney (2011)
•             L'arte di vincere (Moneyball), regia di Bennett Miller (2011)
•             The Master, regia di Paul Thomas Anderson (2012)
•             Una fragile armonia (A Late Quartet), regia di Yaron Zilberman (2012)
•             Hunger Games: La ragazza di fuoco (The Hunger Games: Catching Fire), regia di Francis Lawrence (2013)

Paolo Vannucci

venerdì 17 gennaio 2014

86° Academy Awards 2014: LE NOMINATIONS della NOTTE DEGLI OSCAR

LA GRANDE BELLEZZA - Regia di Paolo Sorrentino
Tutto è pronto per la cerimonia che vede affiancati Martin Scorsese e Alfonso Cuaròn, con un comprimario d’eccezione in Paolo Sorrentino pronto a stupire con La Grande Bellezza

Volti e nomi dell’86° Cerimonia della statuetta più prestigiosa del cinema. 

Anche quest’anno si passa al setaccio tutto il Cinema pregustato e anticipato dai vari Festival nazionali e Mostre che hanno consolidato un’unica verità: le nomination riecheggiano come l’epifania per le feste natalizie, regalando carbone e dolciumi elargiti con parsimonia e attenzione, soprattutto per un’attualità che masterizza soggetti che vogliono elasticizzare l’attenzione dello spettatore, in quel valzer caotico che magnetizza e ripropone i temi scottanti che acquisiscono quel valore romanzato che non sembra subire alcuna inflessione d’interesse. Ne sa qualcosa Stephen Frears, che con il riuscito Philomena diventa il testimone più rappresentativo di quel dramma che non ha mai deluso la tradizione di un cinema mondiale mai scalfito dalla stessa ostinazione nel rielaborare temi che dalla novella al biopic riescono sempre ad emozionare pubblico e crtitica, devolvendo nell’interpretazione di Judi Dench un’autentica prova di vero cinema, il tutto condito dalle nominations per miglior film, sceneggiatura non originale e attrice. Stessa sorte sembra toccare la stessa Jennifer Lawrence, che con il magnetico American Hustle – l’apparenza inganna di David O. Russell sembra voler ritentare la fortunata sorte dell’edizione precedente, sempre al fianco di Bradley Cooper in corsa per migliori attori non protagonisti, dietro a Christian Bale e al regista per le statuette maggiori (attore, regia e miglior film). Di sicuro è tutto a vantaggio di quei titoli che hanno saputo elargire un cinema attuale all’altezza dei prodigi virtuali, passando dall’epico Gravity di Alfonso Cuaròn (vertiginosa rielaborazione  di un’odissea spaziale in computergrafica) al comprimario The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, riproponendo un Leonardo DiCaprio che sembra voler rivendicare quell’Oscar inseguito già da un pò di tempo, tentando la sorte insieme al “grande Leone” Martin Scorsese, meno preoccupato delle sorti della sua ultima fatica cinematografica, attingendo dal romanzo autobiografico di Jordan Belfort, e per questo nominato anche di miglior sceneggiatura non originale. Altro grande comprimario è l’impresa in “mare aperto” di Tom Hanks, che col suo spiazzante Captain Phillips sembra ricalcare le sorti meno fortunate delle vicissitudini che hanno infervorato i mari internazionali di ogni continente, tra lotte clandestine e problematiche che hanno molto di quel drammatico che ha saputo rendere il regista Paul Greengrass, in corsa come miglior film e sceneggiatura non originale (Billy Ray). Il piatto forte, almeno per noi italiani, è quell’outsider rappresentato da Paolo Sorrentino, complice di quella presa di posizione di un cinema italiano che vuole rivendicare ambizioni molto più onerose dello stesso cinema in vena di prestazioni metafisiche e platiche (grazie a Stefania Cella per la scenografia), e il trittico composto da  Toni Servillo, Carlo Verdone e Sabrina Ferilli sembra deciso ad arrivare molto in alto, visto già la vittoria del Golden Globe come anticipo di quei meriti che sono stati riposti dalla Medusa-Mediaset, come alfieri di un cinema che pare faccia meno fatica a prendere in prestito cronaca e protagonisti che sanno raccontare la vita molto meglio di quel che possa sembrare. Quindi, tutto è pronto per la cerimonia attesa del 2 Marzo, con una Ellen DeGeneres sempre in forma, visto la precedente edizione sempre da lei presentata, per farci sognare insieme alle grandi stelle del cinema mondiale. Solo per noi... almeno per una notte.  
     
Di seguito, tutte le nominations:



Miglior film
•             12 anni schiavo (12 Years a Slave), regia di Steve McQueen
•             American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle), regia di David O. Russell
•             Captain Phillips - Attacco in mare aperto (Captain Phillips), regia di Paul Greengrass
•             Dallas Buyers Club, regia di Jean-Marc Vallée
•             Gravity, regia di Alfonso Cuarón
•             Her, regia di Spike Jonze
•             Nebraska, regia di Alexander Payne
•             Philomena, regia di Stephen Frears
•             The Wolf of Wall Street, regia di Martin Scorsese
Miglior regia
•             David O. Russell - American Hustle - L'apparenza inganna
•             Alfonso Cuarón - Gravity
•             Alexander Payne - Nebraska
•             Steve McQueen - 12 anni schiavo
•             Martin Scorsese - The Wolf of Wall Street
Miglior attore protagonista
•             Christian Bale - American Hustle - L'apparenza inganna
•             Bruce Dern - Nebraska
•             Leonardo DiCaprio - The Wolf of Wall Street
•             Chiwetel Ejiofor - 12 anni schiavo
•             Matthew McConaughey - Dallas Buyers Club
Miglior attrice protagonista
•             Amy Adams - American Hustle - L'apparenza inganna
•             Cate Blanchett - Blue Jasmine
•             Sandra Bullock - Gravity
•             Judi Dench - Philomena
•             Meryl Streep - I segreti di Osage County
Miglior attore non protagonista
•             Barkhad Abdi - Captain Phillips - Attacco in mare aperto
•             Jonah Hill - The Wolf of Wall Street
•             Bradley Cooper - American Hustle - L'apparenza inganna
•             Jared Leto - Dallas Buyers Club
•             Michael Fassbender - 12 anni schiavo
Migliore attrice non protagonista
•             Sally Hawkins - Blue Jasmine
•             Lupita Nyong'o - 12 anni schiavo
•             Jennifer Lawrence - American Hustle - L'apparenza inganna
•             Julia Roberts - I segreti di Osage County
•             June Squibb - Nebraska
Migliore sceneggiatura originale
•             David O. Russell e Eric Warren Singer - American Hustle - L'apparenza inganna
•             Woody Allen - Blue Jasmine
•             Craig Borten e Melisa Wallack- Dallas Buyers Club
•             Spike Jonze - Her
•             Bob Nelson - Nebraska
Migliore sceneggiatura non originale
•             Richard Linklater, Julie Delpy e Ethan Hawke - Before Midnight
•             Steve Coogan e Jeff Pope - Philomena
•             John Ridley - 12 anni schiavo
•             Terence Winter - The Wolf of Wall Street
•             Billy Ray - Captain Phillips - Attacco in mare aperto
Miglior film straniero
•             The Broken Circle Breakdown, regia di Felix Van Groeningen (Belgio)
•             La grande bellezza, regia di Paolo Sorrentino (Italia)
•             Il sospetto, regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)
•             The Missing Picture, regia di Rithy Panh (Cambogia)
•             Omar, regia di Hany Abu-Assad (Palestina)


Paolo Vannucci

lunedì 6 gennaio 2014

CAPITAN HARLOCK - Trailer italiano ufficiale

CAPITAN HARLOCK TRA LE STELLE

CAPITAN HARLOCK TRA LE STELLE
A quarant’anni dalla serie animata creata da Leiji Matsumoto, la Toei Animation rilancia in computer grafica 3D le avventure del celebre pirata dello spazio

James Cameron battezza il restyling in capture motion diretto da Shinji Aramaki, per un classico d’animazione destinato a durare. 

La generazione “geko” ha definitivamente consacrato il proprio feticcio migliore, volutamente riferito a chi, a distanza di quasi mezzo secolo, può finalmente dichiarare il proprio amore sviscerato per il manga d’autore, l’originale prodotto d’animazione creato da quella Toei Animation fondata negli anni cinquanta (56, per la precisione) che ha saputo dipingere una generazione appena nata di animazione senza occhi a mandorla, attingendo da quella cultura occidentale prestando attenzione ai classici del romanzo per i più piccini, passando dalle fortunate serie animate in quel di Heidi e Remì, per toccare paradisi di audacia inventiva nello sfoderare gli araldi di quella tradizione negli originali Lady Oscar e Candy. Se Goldrake rimane il primo prodotto che ha fatto la sua prima apparizione nella programmazione televisiva italiana, a Kyashan è stato affidato il merito di essere quel moderno epicentro di narrativa e clichè che hanno saputo elargire un vero omaggio cinemtatografico riposto nel film diretto da Kazuaki Kiriya e interpretato da un giovane Yusuke Iseya nel ruolo del ragazzo androide, moderno elisir di un Blade Runner rivestito a dovere, abbandonando le vesti un cinema ancora attaccato alle tradizioni Shogun (nel bene e nel male). Oggi siamo arrivati alla consacrazione di un altro grande culto di quella cultura animata, che tutti riconoscono con il nome di Capitan Harlock (sigla musicale della Fonit Cetra italiana a parte), già devoluto nel film d’animazione uscito nel 2003, a cui l’Arcadia di oggi deve il moderno restyling grafico a prova di arrembaggio, come rinnovato Ghost Ryder dello spazio a cui tutti devono quella Libertà che dall’impero di Star Wars sembra abbia patteggiato molti dei rimandi che si ricollegano all’originale Star Blazers , sempre scritto e illustrato da Matsumoto e con all’attivo tre edizioni televisive e cinque film, anticipando nel ‘75 il mito di George Lucas, nelle sorti di un attuale Pacific Rim che è venuto ai patti nelle paciose forme di un Astroganga ripulito a dovere (e qui si arrovellano i geko fedeli al cartone animato d’annata). Se Cameron è rimasto estasiato da una capture motion all’altezza delle aspettative, la tessitura musicale di Tetsuya Takahashi non è certo da meno (senza privarsi di quegli intramezzi musicali cari ai ritornelli made in Japan), per questa epopea spaziale che strizza l’occhio e alle forme di un Andrew Garfield preso in prestito (ci mancherebbe pure...) per una missione impossibile complessa e ricostruita con dovizia di mestiere. Della storia originale ci sono tutti i capisaldi che devono il pregio della serie animata, dalla bellissima Yuki al mozzo Yattaran, per abbandonarci alla divagazione d’obbligo (come sdoppiamento dello stesso pirata Harlock) nel cinematografico odierno Yama, che ha sostituito il giovane Tadashi Dayo del cartone animato, senza però intaccare motivazioni e trame fedeli all’originale. Il risultato è un concentrato di pura fantascienza e moderna computergrafica che ha deliziato la 70esima Mostra del Cinema di Venezia (presentato fuori concorso), per aprire la stagione cinematografica post-vacanziera del 2014, in sala dal 1° gennaio. E con un battesimo del fuoco del genere non c’è che da aspettarsi il meglio. 
      

Paolo Vannucci

sabato 21 dicembre 2013

Frozen Official Elsa Trailer (2013) - Disney Animated Movie HD

INDOVINA CHI VINCE A NATALE?

INDOVINA CHI VINCE A NATALE?
Fausto Brizzi convince a chi crede in Babbo Natale, festeggiando insieme alla Disney di Lasseter con il suo FROZEN

Diego Abatantuono si incorona Re del Natale, per una comicità che premia il cinema natalizio dei buoni sentimenti, tutto sotto lo scettro della Pixar con il fiabesco adattamento della storia di Christian Andersen.
 
Ebbene il colpaccio si è ripetuto per la seconda stagione consecutiva... segno che il “popolo” italiano delle Vacanze sa ancora apprezzare il buongusto della tradizione più attaccata al periodo dell’anno in cui tutto deve essere incorniciato in nastri rossi e vischi a più non posso, facendo stressanti file per assicurarsi che l’ultimo pacchetto natalizio sia stato confenzionato a dovere. Lo stesso ragionamento lo ha sicuramente fatto il nostro Fausto Brizzi, già abituato a quel cinepanettone che ormai sà più di parolaccia rivestita a dovere, per tornare ad essere definitivamente quel delizioso momento di 90 minuti in cui tutto scorre sotto il monito della commedia italiana che non guarda in faccia a nessun periodo dell’anno, senza ipocrisie e diritto allo stomaco. E Christian De Sica ha salutato tutti con l’ultimo “disaster Movie” passando il testimone a Paolo e Luca, per accontentare chi vuole giustamente credere alla risata di poche pretese. La gavetta di Brizzi, diplomato al centro sperimentale (sembrava) solo per assoldare ai doveri di un Neri Parenti che gli faceva scrivere tutti i più recenti dozzinali Natali in ogni dove e con tette e culi al macello, si è infine dimostrato quell’autore di talento in cui tutti hanno sempre creduto, dalla fiction televisiva per arrivare a toccare quel “mostro” sacro di Francesco Mandelli, rubato ai I Soliti Idioti per dirigerlo nel più misurato Pazze di me. Quest’anno ripesca un collaudato Diego Abatantuono, ormai “purosangue” senza esitazioni di stile, per incorniciare la fidanzatina italiana Cristiana Capotondi insieme al “bellone” più cool del nostro cinema, uscito dai ranghi di Moccia e prestando il suo nome (Bova... Raoul Bova) a questo film che si preannuncia già come un elisir di buoni sentimenti dai sapori di Oscar più “devastanti” (non possiamo non nominare Il mio piede sinistro), per un belloccio che fà intenerire i cuori femminili tra un sorriso e un’amarezza, per essere un monito a quell’handicap che c’è ma non si vede, un pò come il nostro Governo che sembra di voler giocare con le sorti di noi contribuenti. Intanto il cinema è un nostro sacrosanto diritto, e la Disnsey-Pixar ha fatto le cose in grande anche per il rifacimento della storia classica di Andersen ispirata a “La Regina delle Nevi”, con un Brignano nostrano che riesce a caratterizzare il suo Olaf con quel tocco di originalità che sà di furbizia di mestiere per chi di doppiaggio se ne intende un pò di più, e l’Autieri come spalla se la cava benissimo. I giochi sono fatti, e le corse ai multisala sono l’ansia che ci tocca subire per non farci scappare l’ultima uscita della stagione... sempre nel buon nome del cinema. Quello buono, come sempre. BUON CINENATALE A TUTTI!       


Paolo Vannucci