lunedì 8 settembre 2014

IL GIOVANE FAVOLOSO

ELIO GERMANO: Il Giovane Favoloso
Successo presentato alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, il film biopic sulla vita di Giacomo Leopardi,  nel volto di Elio Germano

Il regista Mario Martone dirige uno dei ritratti più intensi sulla vita del poeta ribelle e romantico di Recanati.

Indiscutibilmente uno dei poeti che ci ha accompagnato non solo nell’immaginario travagliato di quella moltitudine di studenti “piegati” sui libri di scuola, assaporando quella malinconia come un tributo sofferto nel nome dell’insegnamento che più ci tiene saldamente legati al valore dell’istruzione... quella colta e ribelle, proprio come quel triste scrittore che ci ha regalato L’Infinito, La quiete dopo la tempesta  e A Silvia, opere eterne nate dall’emotività provata di un giovane che si domandava egli stesso quale fosse la giusta calibratura del vivere. Quella giovinezza idealizzata nello studio come fuga in quei paradisi artificiali cullati dall’illuminismo, in quella figura autoritaria paterna (nel film interpretata da Massimo Popolizio) che ha forgiato il giovane Giacomo Leopardi (un bravissimo Elio Germano) nella propria biblioteca domestica, come un sofferto sodalizio di estasi e piacere, ricercando la propria ragione di esistere, in quell’amore infelice rappresentato da Fanny Targioni Tozzetti (l’attrice Anna Mouglalis), musa di quel “ciclo di Aspasia” scritto tra il 1831 eil 1835. I soggiorni in terra toscana e partenopea, dai quali ne scaturisce un ritratto tenuto sobrio e affaticato dalla stessa anima che brucia di ardente passione soffocata dal male di vivere, offuscando quella relazione di amicizia con lo stesso Antonio Ranieri (Michele Riondino), complice di quei passaggi quotidiani che intingono la vita in prosa dello scrittore marchigiano. Il potente lavoro sulla sceneggiatura di Ippolita di Majo riesce a dare valore all’autentica opera di Mario Martone, riversando su Elio quell’autenticità che tutti conserviamo dell’originale poeta Leopardi, quasi timorosi di soffocare l’anima di un pensatore che ha avuto il merito di insegnarci ad apprezzare i ritratti simbolisti della vita, quella pura e malinconica vestita di semplicità e ricamata dai versi di una mente che ha saputo elevare lo spirito immutato di intere generazioni.   
               
               

Paolo Vannucci

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