lunedì 1 luglio 2013

LONE RANGER E' TORNATO!


Corvi e pistole, per la cavalcata del ranger solitario firmata da Gore Verbinski, con Johnny Depp “coraggiosamente” Tonto

Dopo Pirati dei Caraibi, la miscela esplosiva di humour e azione a sugellare il ritorno al cinema del personaggio lanciato dalla WXYZ radio statunitense.  

Con Gore Verbinski non potevamo che aspettarci un vero cult dissacratorio e ambizioso al punto giusto, visto che per interpretarlo è ricorso al più collaudato “indio” che potesse accreditare nei panni di Tonto, vera star al fianco del Ranger ispirato all’ufficiale federale realmente vissuto al finire dell’ottocento, Bass Reeves, ripescato dall’autore Fran Striker dell’emittente radiofonica WXYZ che nel 1933 ne imbastì il primo programma a puntate (tremila circa in totale, celebrando il ventennale nel primo film girato nel 1956). Nulla di simile al nostro Johnny Depp contemporaneo, che del personaggio spalla originale sembra solo conservare la tipica sillabazione fonense, adattando il proprio look di nativo americano Comanche ispirandosi al dipinto originale di Kirby Sattler. Un film nato sotto gli ottimi auspici celebrativi, visto la recente firma del produttore Jerry Bruckheimer nella prestigiosa Walk of Fame, con lo stesso Depp come padrino della cerimonia, fresco delle sue cinquanta (ebbene sì) primavere. Una produzione Disney di ampi orizzonti, visto la recente “transizione” battezzata da Tim Burton con il suo Alice in Wonderland, poliedrico nel tratteggiare i personaggi nella frenesia circense colorata di follia. Il risultato che ne consegue è inevitabile, ritrovandoci quel cocktail di citazioni (tipiche della Disney formato cartoon) che ha trasformato la prateria della frontiera americana cara al fumetto originale (proseguito con successo negli albi della Western Publishing, per approdare alla recente produzione affidata alla Dell Comics) in una moderna contea di Hazzard dei Dukes formato Pirati dei Caraibi. Armie Hammer (l’attore) diventa così uno sprovveduto ranger riportato in vita dallo spirito di un indiano (Depp) che lo istruisce alla propria missione, prendendo in prestito le atmosfere di un analogo fumetto della DC Comics in formato celluloide nel nome di Jonah Hex, nella coppia Josh Brolin e Megan Fox diretti da Jimmy Hayward, che se ne possono trovare ampi riferimenti di trama e abilità cinematografica, attingendo nelle trasfigurazioni cromatiche che possono accomunare le tavole di entrambi. Se l’istrionismo di Depp può bastare a dare corpo alla sceneggiatura scritta da Justin Haythe, Ted Elliott & Terry Rossio, estremizzando quell’ilarità che ha potuto colorare un accademico Richard Donner nel suo “proverbiale” I Goonies, pizzicando lo stesso Brolin allora adolescente, di certo non possiamo essere turbati da una ennesima Helena Bonham Carter che dalla scacchiera della Regina di Picche si ritrova in un ennesimo compromesso temporale tra cavalcate (il sauro Silver è rimasto sempre bianco, per volere di Dio), fughe dal treno e caverne cupe da oscuri segreti. Clayton Moore può riposare tranquillamente in pace, visto che rimarrà l’unico Lone Ranger in carne e ossa in sella a quel ronzino che ha sfrecciato sulle note della celebre March of the Swiss Soldiers del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, per trovare residui sprazzi di celebrità televisiva nella serie animata a più riprese, iniziando dalla primissima del ’68 per approdare alla corposa riedizione della Filmation dedicata alle celebrità d’epoca (vedi Tarzan, Zorro e lo stesso Lone Ranger), finendo nella celebrativa serie del 2001 che ha dato l’incipt per un pilot televisivo arginato sul nascere, con Chad Michael Murray ad indossare la proverbiale mascherina nera. Con un Johnny Depp così in forma, Jay Silverheels (il Tonto televisivo original vintage) può invocare canti di battaglia sul piede di guerra... ne siamo più che sicuri
!
Paolo Vannucci

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