martedì 7 aprile 2015

AVENGERS: AGE OF ULTRON



AVENGERS: AGE OF ULTRON

Secondo capitolo della saga dei vendicatori, diretto da Joss Whedon, con James Spader a ristabilire le ire psicoanalitiche di un collaudato gruppo di super eroi

Tornano Cap, Iron Man, Thor e soci per un secondo capitolo da prequel a una saga di lunga durata.   

“Super eroi con super problemi?” Se inizialmente il motto della Marvel poteva attingere da un simile binomio, non c’è mai stato sbarbatello che si possa essere lamentato riguardo a quali origini potessero fare riferimento le fantastiche prodezze che hanno sempre contraddistinto gli alfieri di quel patriottismo  tutto made in USA. Se singolarmente hanno fatto la fortuna dei botteghini, le cose non potevano andare meglio per quel corposo e vincente “gruppetto” di superuomini che rispondono al nome dei Vendicatori, uniti dal magnate Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) che ha fruttato più di un miliardo di dollari con il primo episodio del 2012, tanto per riprendere confidenza con quegli agenti rimpiazzati dello S.H.I.E.L.D, voluti da Nick Fury (Samuel L. Jackson) e reimpastati in maniera più o meno omogenea e con le pecche caratteriali che li hanno fatti scontrare prima di scendere al compromesso di unire le proprie qualità per migliorare il genere umano. Quindi ecco nuovamente il dottor Banner/Incredibile Hulk (Mark Ruffalo) a dividere il proprio sapere scientifico con Stark, dopo aver sbollito i propri risentimenti nei confronti di Steve Rogers/Capitan America (Chris Evans) e il mitico Thor (Chris Hemsworth), senza essere sedotti da Natasha Romanoff/Vedova Nera (Scarlett Johansson) o nella mira del dardo di Occhio di Falco (Jeremy Renner)... insomma tutti ancora in vena di scazzottate per una umanità che sembra non meritarsi tanto dispiego di cervelli e muscoli. La soluzione sembra venire proprio da Tony Stark, che per evitare di indossare maschere e relative doppie identità, ha creato un clone di se stesso, ma dalla moralità evoluta dallo stesso ingegno che porta Ultron (James Spader in capture motion) a concepire la soluzione divina di porre fine al genere umano. A mali estremi, estremi rimedi, che hanno garantito un secondo episodio in veste di prequel al terzo capitolo in uscita nel 2018, diviso un due parti e con l’epitaffio Avengers: Infinity War  (la seconda parte nel 2019), tanto per ricollegarsi al fumetto originale che in Guerra Civile (in Italia edito dalla Panini) ha gettato le basi per una crisi morale all’altezza dell’ego dei singoli personaggi. Tutto si ricollega alla fervida fantasia di Stan Lee, con una maturazione contemporanea che dal terrorismo reale può facilmente deviare una contemporaneità quasi d’obbligo verso questi eroi chiamati a difendere un’umanità sempre più idealizzata e identificata in un super-cattivo di turno che ne possa rappresentare la debolezza che non sempre si può associare alla meschinità. Quindi non possiamo che aspettare il 22 Aprile per “scendere in campo”, senza essere assuefatti dalle problematiche di un Avengers: Age of Ultron che sicuramente saprà rimanere fedele alle aspettative di chi non dubita dell’efficacia dei sani eroi Marvel. Staremo a vedere...      
                    
Paolo Vannucci